La vicenda del dirigente al bilancio Giuseppe Manzi, la cui nomina è stata annullata in virtù di un pronunciamento del capo dello stato su ricorso presentato da un altro dirigente, è destinata a lasciare dietro di sé ancora strascichi a colpi di carte bollate. L'amministrazione non ci sta a rinunciare al dirigente punta di diamante dell'unità di progetto dell'azienda speciale e che aveva firmato tutti gli atti propedeutici al nuovo corso dei rifiuti, e impugnerà il provvedimento del presidente Mattarella. L'intenzione, maturata a tempi record a soli tre giorni dalla presa d'atto del provvedimento che ha scombussolato i piani a piazza del Popolo, è messa nero su bianco nel decreto del sindaco dell'11 agosto dal titolo ‘Decreto conferimento incarico dirigenziale dottor Paniccia. Incarico dirigenziale dottor Manzi", un atto che già nella forma presuppone la continuità del rapporto con il dipendente alla guida del bilancio fino a dieci giorni fa e il cui incarico è invece stato annullato con decreto di Mattarella il 14 luglio scorso. L'amministrazione dopo l'approvazione in giunta della nuova macrostruttura ha infatti ri-attribuito tutti gli incarichi dirigenziali mostrando però, nel caso di Manzi e Paniccia, di voler cristallizzare la situazione ovvero tenersi una strada di riserva senza far decadere il contratto del dirigente. Le ragioni sono spiegate nell'atto: l'11 agosto l'amministrazione ha comunicato all'avvocatura comunale "la volontà di impugnare, mediante gli appropriati strumenti di tutela giurisdizionale, il decreto del presidente della repubblica del 14 luglio". Dunque l'amministrazione, se l'avvocatura avallerà la sostenibilità dell'operazione, farà ricorso nell'unica forma possibile, quella in Cassazione sulla procedura dal momento che la sentenza del capo dello Stato è inappellabile nel merito. E nel frattempo manterrà il sostituto Paniccia al servizio "Servizi finanziari e partecipate" in attesadelle «determinazioni conseguenti al decreto del Presidente della Repubblica, ivi comprese le impugnative giudiziarie, confermando, ove le stesse siano favorevoli, l'incarico del dottor Manzi fino alla scadenza». Al di là del burocratese i due punti che si evincono da questa dicitura è che Coletta non ha fatto ancora decadere il contratto del dirigente in autotutela, ed anzi intende mantenerlo fino alla scadenza naturale (fissata a dicembre) e che non ha alcuna intenzione di affidare il suo incarico a Giovanni Della Penna, il dirigente che aveva fatto ricorso in epoca Di Giorgi per prendere quel posto a seguito di un interpello interno che fu ignorato. E le cui ragioni sono state accolte perché Mattarella ha riconosciuto la nomina di Manzi illegittima «riguardo alle modalità di selezione, per la disparità di trattamento e per la violazione del principio di economicità dell'azione amministrativa». Nei giorni scorsi il dirigente esautorato aveva ricevuto attestati di solidarietà dai colleghi su carta intestata del Comune, ma al di là dell'ineludibile aspetto umano è difficile comprendere perché l'ente, a questo punto, si imbarchi in tutta fretta nell'impugnare un procedimento che riguarda un contenzioso di lavoro tra due dipendenti di cui uno con incarico in scadenza. Una tempestività che è mancata in altri procedimenti ben più significativi dal punto di vista dell'interesse pubblico e della corrispondenza con la battaglia per la legalità portata avanti, come quello per la costituzione di parte civile contro Malvaso e Di Rubbo nel processo della variante Piave. E tale celerità non fu acquisita neanche contro la vittoria dell'ex dirigente Sandra Caputi che citò l'ente (e vinse) per mobbing essendo stata spostata da un servizio operativo a capo area di 4 servizi. Probabilmente il dirigente era una pedina nevralgica nel nuovo organigramma. E non averlo in tempi di difficile amalgama tra dirigenti vecchi e nuovi e amministrazione è una bella complicazione. Sul caso il consigliere di Forza Italia Alessandro Calvi presenterà una interrogazione per chiedere conto della legittimità degli atti firmati da Manzi dal 3 agosto, giorno della notifica dal Ministero al Comune, e della mancata interruzione del contratto. «Il Comune con questo ricorso rischia anche di incappare nella lite temeraria - aggiunge - e di finire nelle maglie della Corte dei Conti, valutazioni che farà anche l'Avvocatura».