Quindici mesi di amministrazione, la città ancora nel guado di problemi irrisolti, i rapporti ambigui tra Pd ed Lbc e le sfide elettorali. Il capogruppo in consiglio comunale e consigliere regionale del Pd Enrico Forte non si può dire che abbia concesso sconti al governo civico in questa prima fase della consiliatura. Oggi spiega perché.
La commissione Trasparenza e Legalità espressione dell'opposizione, è messa spesso in discussione, insieme alla sua presidente Zuliani, dalla maggioranza. Che ne pensa?
«E' paradossale nel senso che la commissione guidata da un presidente dell'opposizione deve svolgere funzioni di controllo e di verifica sugli atti ammnistrativi nell'interesse della città. I bilanciamenti dei poteri sono elemento essenziale della democrazia, chi ne ha fatto una carta d'identità non può sottarsi. Nel suo delicato ruolo la Zuliani non può e non deve subire minacce, mentre nell'ultima seduta i toni sono andati oltre, c'è un tentativo di delegittimarla e di intimidirla. La logica, che non sta in una dialettica democratica, sembra quella di non disturbare il manovratore».
Però a sua volta è stato messo in discussione il ruolo dell'assessore Di Muro e per Lbc non era la sede per farlo.
«Nelle critiche alla Di Muro non vedo una strumentalizzazione politica: senza dimenticare che Lbc ha una concezione strana del funzionamento delle commissioni in stretta dipendenza dagli assessori. C'è un corto circuito che si è generato sulle funzioni del consiglio, della giunta e dei ruoli di controllo, va sanato ridando spazio al consiglio comunale perché c'è una concezione dei rapporti istituzionali che non quadra».
Il primo anno di governo è stato caratterizzato da due blocchi arroccati sulle proprie posizioni e incapaci di dialogare, ci sono state due segnalazioni al Prefetto e in consiglio dinamiche ostruzionistiche vicendevoli. Di chi è la colpa?
«Da parte del Pd non c'è stato alcun tentativo ostruzionistico e mai abbiamo fatto ricorso a richiami strumentali. Abbiamo cercato di porre questioni politiche e amministrative con mozioni e ordini del giorno nell'interesse generale della città, ma spesso abbiamo trovato un autismo politico, la chiusura in una torre d'avorio senza disponibilità a costruire un confronto che non fosse di parte. Abbiamo cercato la quadra sui temi, ma dove non era possibile ci siamo opposti. La città ha bisogno di rinascere in modo costruttivo da una crisi provocata dai governi della destra, va ribadito, ma in queste condizioni non può accadere».
Lei in campagna elettorale ha sempre sostenuto che la politica non può mancare, la politica sana che mette in relazione. L'ha vista in questo anno di consiliatura?
«Direi di no, questa amministrazione non riesce ad uscire da una dimensione civica che ha azzerrato la spinta positiva iniziale e l'ha portata a chiudersi in se stessa. Nel consenso ottenuto da Lbc c'era una parte della destra che l'ha votata dal primo turno, ma questo rapporto si è incrinato. Lbc deve fare una riflessione politica seria per costruire condizioni per un governo che porti le forze democratiche a governare la città. Questo non significa né entrata in maggioranza né posti in giunta, sia chiaro».
Quindi smentisce il fatto che Moscardelli stia cercando un accordo elettorale con Coletta.
«Non ci sono possibilità di accordi elettorali intesa come votare insieme per candidati del Pd. Immagino piuttosto che Lbc possa essere in qualche forma presente in aggregazioni civiche sia alle regionali che alle politiche, del resto Coletta ha aperto la manifestazione di Pisapia a Roma. Chi immagina scorciatorie elettoralistiche perde tempo».
Come ha letto la vicenda delle dimissioni dell'assessore Costanzo e le sue critiche sul percorso dell'azienda speciale?
«Costanzo faceva una critica ragionevole alla gestione amministrativa fatta in questo anno dalla giunta e dai dirigenti, suoi rilievi sono stati ingenerosamente liquidati senza risposte dal sindaco e peseranno sulla questione dell'azienda speciale. Abc è una scorciatoia demagogica, la gestione pubblica dei rifiuti vera sta nel fatto che il Comune si metta alla guida di un sub ambito in cui si considerino anche gli impianti pubblici di trattamento: senza di essi l'azienda non avrà senso perché non ridurrà i costi, creerà problemi con il personale e non risolleverà la questione di dove smaltire rifiuti. Nessuno parla di impianti di trattamento. Il Comune ha scelto la strada più breve e che ci porterà a sbattere».
Su quali argomenti darete battaglia e vi attendete risposte in questo secondo anno di mandato?.
«Oltre ai rifiuti, tutta la materia dell'urbanistica non ancora affrontata, tutte le grandi questioni come terme, Slm, metro. Resta la critica politica di fondo a questa amministrazione rispetto alle grandi infrastrutture, il Comune patrocina i comitati contro la Roma Latina, è contraria alla portualità, non riprende il tema del nuovo ospedale e neanche quello del'aeroporto. Si stanno mettendo all'angolo i temi sull'asse di sviluppo di questa città. Su questo daremo battaglia».
In che direzione va il Pd ed in quale Enrico Forte?
«Il Pd va nella direzione di candidarsi per regione e paese, dentro questa dimensione ci sono il ruolo e le rappresentanze che la Provincia dovrà esprimere, abbiamo un senatore, un parlamentare e un consigliere regionale, l'obiettivo minimo che dobbiamo darci, anche con questa legge elettorale, è di riconfermarli. Ma anche evitare che si possa pensare che vogliamo fare accordicchi con altri territori indebolendo le rappresentanze».
Lei aveva detto che restava nel doppio ruolo, in Comune e in Regione, per dare un contributo fattivo in amministrazione. Sono arrivati i risultati che sperava?
«Più volte abbiamo costruito con il sindaco relazioni per arrivare ad un dialogo costruttivo con la Regione. Altre volte si sono mossi da solo, ma con molti nei come dimostra la storia delle reti d'impresa. Al di là delle rappresentanze bisogna muoversi nell'interesse della città, io ho cercato di dare un contributo con questo spirito».