L'accusa di abuso d'ufficio, per essersi affidati a collaboratori esterni senza passare per una selezione dei candidati e in qualche caso senza aver incaricato persone altamente qualificate, non è di quelle che possano togliere il sonno a quattordici ex consiglieri regionali del Partito democratico, peraltro consapevoli del fatto che le prestazioni relative agli incarichi contestati sono state effettivamente effettuate, e sostenuti dalla legge regionale laddove prevede che gli incarichi dei collaboratori dei gruppi consiliari debbano essere di carattere fiduciario. Come dire, il collaboratore lo sceglie il gruppo politico.
Dunque, a complicare la vita ai quattordici ex consiglieri regionali del Pd non sarà tanto il rinvio a giudizio disposto nei giorni scorsi dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Roma, quanto piuttosto, almeno per alcuni di loro, le regole interne al partito di cui sono esponenti di spicco. Il senatore pontino Claudio Moscardelli è già, come tutti i suoi colleghi, in campagna elettorale, un appuntamento che a tutt'oggi si presenta pieno di incognite e di zone d'ombra perché non è ancora chiaro quale sarà il sistema con cui si andrà al voto per il rinnovo del Parlamento. 

Ma Moscardelli è sereno: "Non c'è alcun rischio che la mia ricandidatura possa essere inficiata dal rinvio a giudizio per questa vicenda». Il senatore Claudio Moscardelli, raggiunto ieri al telefono, è sereno e non teme per la sua presenza in lista. Del resto a confortarlo ci sono molti altri casi simili in cui il Pd non ha forzato la mano.

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