Partecipazione e trasparenza realmente applicate per il bene comune senza cedere alle richieste del singolo, maggiore raccordo tra giunta e consiglio, il disegno della città con il contributo di professionisti ed ordini, apertura alle minoranze perché i processi decisionali vanno condivisi con tutte le forze politiche. Sono le proposte dell'ex assessore Antonio Costanzo che in una nota di spiega la sua idea di partecipazione e trasparenza. Un contributo al dibattito di questi giorni perché dice – «le mie dimissioni possano essere l'occasione per rivedere criticamente e quindi migliorare il rapporto tra partecipazione, trasparenza e decisione politica nella nostra città». «Analizzare il nesso tra partecipazione, trasparenza e processi decisionali significa chiedersi, da parte degli amministratori – spiega - in che misura un processo possa e debba influenzarne l'azione (cessione di sovranità), senza adeguarsi agli interessi di pochi, preoccupati più del cemento e del volume, che del bene comune; dal versante della società civile, invece in che misura tali processi partecipativi siano efficaci". In sostanza «occorre dare contenuti reali chiaramente percepibili ai principi della partecipazione e della trasparenza, affinché non restino vuoti slogan validi per tutte le stagioni. La soluzione è quella di un "patto" tra l'amministrazione comunale e i cittadini, con l'assunzione di un impegno a rispettare il programma elettorale, un percorso che deve partire dal basso, da associazioni di categoria, volontariato, ordini professionali, organizzazioni sindacali, cittadini. Per Costanzo "partecipazione reale è un'occasione anche per valorizzare le capacità dei professionisti di Latina". Il riferimento velato è agli ultimi impegni di spesa per gli assegni di ricerca affidati all'Università per la programmazione universitaria, poi revocati in autotutela. "Inserire tali risorse nei processi di partecipazione è di fondamentale importanza, specie quando si tratta di ridisegnare la città e di "grandi opere", un processo che preveda una presentazione preventiva (coinvolgendo gli ordini professionali) di alternative possibili e disponibili, secondo un chiaro quadro di costi e benefici". Stessa procedura per l'ex assessore va usata in presenza di grandi appalti, per gestioni"in house" o nel ricorso al mercato. «La scelta dell'Azienda speciale ad esempio che può essere condivisibile per molti aspetti, avrebbe richiesto, se si fossero rispettate le suddette modalità, specifiche verifiche di fattibilità in merito alla capacità finanziaria e gestionale della macchina comunale a gestire tale complessa operazione, e sulle modalità, nel rispetto delle norme di legge, di assunzione del personale. Oggi i canali di comunicazione tra le istituzioni e la società, nel nostro territorio, sono opachi, improvvisati, discontinui e funzionali spesso solo alla ricerca del consenso, che producono finta partecipazione". Infine va ricercata la giusta sinergia tra Giunta e consiglieri di maggioranza, per evitare "che si crei una frattura pericolosa riducendo le possibilità del controllo", ma non solo: "il processo deliberativo partecipato deve essere esteso all'intero consiglio comunale, mettendo anche i consiglieri di minoranza in condizione di poter disporre, delle necessarie basi informative per svolgere il loro ruolo di indirizzo e controllo".