Staccare completamente con il passato amministrativo recente e con tutto quello che ha rappresentato. E' il leitmotiv che guida la nuova squadra civica al governo, quella cesura a cui contrapporre il cambiamento che ha guidato la cavalcata del nuovo sindaco. Un passato con cui si fanno i conti tutti i giorni a piazza del Popolo, «una specie di rosario – ha detto Coletta nell'ultima conferenza di risposta a Gasparri - che recitiamo affrontando e pagando nodi spinosi come Terme, Metro, Latina Ambiente, Slm, cimitero, impianti sportivi e altri contenziosi». Ma chissà se il sindaco di Lbc immaginava di dover pagare con la sua amministrazione anche l'ultimo lascito di Giovanni Di Giorgi, l'ex primo cittadino mai nominato ma sempre presente negli strali politici della campagna elettorale civica. Non un debito fuori bilancio stavolta, un finanziamento perso o un progetto sbagliato, non si parla di questo, bensì di sette giorni di lavoro spesi per la città e mai retribuiti. E' questo che l'ex primo cittadino di Fratelli d'Italia, sfiduciato dopo un anno di passione da Forza Italia e Pd, ha chiesto al Comune di Latina a febbraio scorso per voce del suo avvocato Lucio Teson. A ricostruire la vicenda è la determinazione numero 1665 del servizio "relazioni istituzionali e con la città" a firma del dirigente Daniela Ventriglia, che stabilisce il pagamento dell'indennità di funzione all'ex sindaco di Giorgi per coprire una richiesta legittima e una svista temporale e contabile: non aver considerato che dopo la deliberazione di sfiducia votata il 4 giugno 2015, la sospensione del consiglio comunale e la nomina del commissario straordinario è avvenuta sette giorni dopo, l'11 giugno 2015. E per sette giorni Di Giorgi ha continuato a fare quello che faceva da quattro anni: il sindaco appunto. Carica per la quale, seppur ormai con le valigie fuori dalla porta e la città già in vacanza, andava corrisposto il dovuto. Spettanze che ammontano a 1.275 euro oltre l'Irap che ammonta a 108 euro.