Non una scelta politica, ma un qualcosa di indotto dalla situazione finanziaria che sembra essere davvero irreparabile. Potrebbe essere sintetizzata così l'intervista che abbiamo raccolto ieri mattina, ascoltando le parole del sindaco di Ardea, Mario Savarese, in merito alla possibile dichiarazione di dissesto economico-finanziario del Comune che amministra.

«Immaginate un'azienda privata che è sull'orlo del fallimento: non c'è la proprietà che stabilisce di farlo ma lo stato economico. Spesso non ci sono soldi per pagare stipendi, fornitori o macchinari e l'azienda fallisce. Il Comune, sotto questo aspetto, non è diverso, ma non può fallire in quanto deve continuare a vivere per erogare servizi. Esistono, quindi, delle leggi che consentono di ricorrere ad alcuni strumenti che lo Stato mette a disposizione per ripianare il tutto. Il dissesto non è altro che una situazione di questo tipo: il Comune non è in grado o di garantire i servizi obbligatori, o di pagare i fornitori o di chiudere il bilancio in pareggio. Esistono, quindi, degli squilibri e bisogna intervenire».

Quali sono le strade che si possono percorrere?
«La scelta è duplice: si può far ricorso a un fondo di rotazione, ossia un prestito dello Stato, che sana la situazione e deve essere restituito in dieci anni. Un Comune con la grandezza di Ardea può ottenere 15 milioni di euro, visto che vengono concessi 300 euro a residente. In questo caso, però, occorre riequilibrare il bilancio in tempi certi, due o tre anni, con la Corte dei Conti che, se non ritiene il progetto valido, manda l'ente in dissesto, lo commissaria e l'amministrazione va a casa. La dichiarazione di dissesto, dal canto suo, ha delle conseguenze, ma nel caso di Ardea non le ha».

Ci spieghi meglio.
«Quando siamo arrivati abbiamo trovato una situazione economica disastrosa e abbiamo portato avanti l'intento di ripianare. Ci siamo poi accorti che il commissario prefettizio aveva lasciato il bilancio in deficit: in particolare c'erano da recuperare cinque milioni in entrata sulle multe, 750mila euro da altri oneri e un milione e mezzo dalla vendita delle farmacie. A luglio non era entrato quasi niente e la situazione non è migliorata. Abbiamo un forte disavanzo: dal 31 luglio al 10 ottobre abbiamo fatto un'analisi per un piano di risanamento e chiesto agli uffici la situazione sui debiti fuori bilancio e sulle entrate. Ciò che è emerso è ancora più grave del previsto: sono saltati fuori altri cinque milioni e mezzo di debiti e altri potenziali esborsi da sei milioni e mezzo di euro per contenziosi dove l'ente potrebbe soccombere. Di conseguenza, questo preclude una strategia di risanamento col fondo di rotazione o con un riequilibrio da ‘lacrime e sangue'. Il dissesto, a questo punto, non è una scelta, ma è quasi un obbligo».

Cosa accadrà, in concreto, per i cittadini?
Allo stato attuale non ci sarebbero grossi risvolti o penalizzazione. Col dissesto l'ente deve elevare al massimo le tasse e noi ci siamo già da vari anni; poi dovrebbe mettere in mobilità il personale in esubero e noi siamo ampiamente sotto organico di oltre cento unità. Inoltre bisogna limitare i contributi dell'ente sui servizi a domanda individuale, per un massimo del 64%: ad Ardea i cittadini pagano già il 100% per questo tipo di servizi; paradossalmente, si potrebbe quasi pensare a scontarglieli. Infine, non c'è possibilità di contrarre nuovi mutui, ma noi siamo già in questa situazione, essendo indebitati al limite del 30% delle entrate correnti. Dunque, per i cittadini non cambierà niente: come amministrazione dovremo stringere la cinta per non togliere servizi andando a risparmiare in tutte le maniere».

Come possiamo rassicurare la città?
Dobbiamo avere il coraggio di dire alla gente qual è la situazione: la legge sull'armonizzazione di bilancio ci obbliga a dire la verità e col bilancio di competenza dobbiamo scrivere solo ciò che si può accertare in entrata. Il resto va nei crediti di dubbia esigibilità, che ad Ardea sfiorano quasi i dieci milioni di euro. Dobbiamo accettare la realtà e ricominciare: potremo ripartire e gestire un bilancio pulito e sano e ricominciare con gli investimenti. Nonostante tutto qualcosa stiamo già facendo: abbiamo in atto azioni volte a diminuire l'evasione fiscale - che tocca il 40% - e stiamo favorendo investimenti sul territorio grazie all'edilizia contrattata. Gli imprenditori investono e pagano gli oneri concessori, i cittadini avranno nuovi posti di lavoro. Nel giro di due anni potremmo averne circa mille in più: nuovo comparto industriale a Santa Palomba con aziende di distribuzione e servizi, lo Skyland e il centro sanitario della Laurentina già approvati dalla precedente amministrazione e il nuovo centro commerciale di Rio Verde. Stiamo cercando di accelerare. Ribadisco, però, una cosa: non dobbiamo avere paura. È inutile nasconderci: è già successo in passato di andare in dissesto e, a quel tempo, si segnò una svolta».

Quali saranno, adesso, i prossimi passaggi?
Il dissesto non è qualcosa di deciso al 100%. Abbiamo sottoposto tutto ai revisori dei conti che verranno ad Ardea il 7 novembre per acquisire altri documenti e, nel giro di pochi giorni, dare un parere. Se questo consisterà nel dissesto affronteremo tutto con serenità e con la possibilità di intraprendere strade oggi precluse. Noi oggi siamo costretti dai conti: prendiamo atto che c'è la necessità di ricominciare. Va però detto che questa situazione va avanti già da tre anni e chi governava prima non ha voluto ammettere come stavano veramente le cose».