Un Consiglio comunale che, nonostante l'assenza dell'opposizione (presente solo Stefano Capponi), è andato avanti per un'ora e mezza. E al centro della discussione, sebbene ci fossero una decina di punti all'ordine del giorno, ancora una volta l'agognato dissesto finanziario di San Felice Circeo. 

L'assise (che si è aperta con un minuto di silenzio per una giovane ragazza scomparsa nei giorni scorsi) è stata chiamata a prendere atto, come anticipato nei giorni scorsi, dei crediti (quasi quattro milioni) esclusi dalla massa passiva di competenza dell'organo straordinario di liquidazione (Osl). Somme per le quali il ministero ha chiesto un approfondimento al Comune e a seguito dell'istruttoria degli uffici il risultato è stato chiaro: per buona parte delle fatture l'Ente non deve alcunché. E in Consiglio comunale martedì sera l'assessore Di Cosimo, tra gli applausi del pubblico e i complimenti del collega Cerasoli, si è tolta qualche sassolino dalla scarpa. Strali contro l'ex maggioranza, i cui esponenti (Saputo, Calisi e Magnanti), oggi tra i banchi dell'opposizione, erano assenti. Prima della discussione del punto, l'ultimo all'ordine del giorno, anche Capponi ha abbandonato la seduta.
«Questa – ha detto Di Cosimo – è la parola conclusiva sul dissesto. Abbiamo finalmente conosciuto i numeri veri, visto che all'epoca non si è mai saputo a quanto ammontasse questo debito. La cifra cambiava di volta in volta. L'ex amministrazione – dice – ha valutato il passivo senza considerare l'attivo. Ora possiamo affermare che non serviva dichiarare questo dissesto, che ha avuto effetti negativi sulle tasche di tutti e ha portato disonore al nostro paese. La Osl scrive nero su bianco che sono stati accertati ulteriori crediti per 1,5 milioni e possiamo presumere che il 30-40% sarà incassato. I debiti liquidati dalla stessa commissione sono stati pari a circa tre milioni e altrettante sono state grossomodo le entrate. Al vaglio del Consiglio, oggi, i debiti esclusi».
Per quale motivo le istanze dei creditori non sono state accolte? Si tratta – così nel deliberato – di somme già corrisposte, fondi vincolati, cifre non spettanti per incarichi non conferiti o per prestazioni non effettuate, duplicazioni di istanze, cifre su cui pendono ricorsi (sono una minima parte), richieste prive dei fondamentali requisiti o per le quali non è stata dimostrata l'esistenza del debito.
«Dopo tante menzogne – afferma Di Cosimo – questa è l'ora della verità. Il dissesto che ha portato vergogna e disonore al paese non c'era. Noi all'epoca abbiamo cercato di dialogare, abbiamo proposto una delibera di riequilibrio, ma niente da fare. Si può anche sbagliare un atto quando si amministra un paese, ma non è tollerabile che venga intrapresa un'azione così grave per tutto il paese a causa del livore politico verso un'altra fazione». A domanda del pubblico poi ha aggiunto: «Dopo questi risultati, un'eventuale azione di risarcimento dei danni è da valutare».