Della pratica relativa alla trasformazione di un'abitazione in albergo, con ampliamento ovviamente della volumetria, se n'è parlato ieri durante la conferenza dei capigruppo, anche alla luce del recente ricorso al Tar depositato dalla società proponente che lamenta l'inerzia della pubblica amministrazione. Nel corso della seduta, il consigliere Giovanni Secci ha espresso più di qualche perplessità, anche per un parere chiesto a un tecnico esterno; incarico di cui, però, sull'albo pretorio non se ne trova traccia. Quel parere, tuttavia, sarebbe già "pronto".
Quantomeno questo quel che è stato detto ieri durante la capigruppo, nella quale si è sostanzialmente affermato che il professionista esterno - i capisettore del Comune si sono dichiarati incompatibili a pronunciarsi nel merito del progetto - avrebbe già esaminato la pratica. Com'è stato possibile - ha quindi domandato Secci - in assenza di un formale conferimento di incarico?
Ma non si tratta che di una delle varie perplessità che con ogni probabilità saranno sollevate anche nel corso del Consiglio comunale chiamato a definire la pratica. Al netto della questione prettamente tecnica, infatti, c'è anche un altro aspetto che investe direttamente gli aspetti amministrativi e dunque anche gestionali. Per quale motivo la pratica è rimasta arenata per tutti questi mesi? Anche perché la commissione si è riunita nell'estate dello scorso anno e lo step successivo e conclusivo è proprio il passaggio in Consiglio, dove la proposta è arrivata a gennaio ed è stata ritirata per mancanza del parere tecnico.
Ed è proprio questo «silenzio» serbato da mesi che viene contestato dalla società che ha proposto il progetto, che ha infatti deciso di rivolgersi ai giudici del Tar. Facendo salva, tra l'altro, la possibile richiesta di risarcimento danni.