Emergono i primi dettagli relativamente al ricorso presentato dall'ex sindaco Angelo Casto e da undici ex consiglieri della maggioranza pentastellata decaduti il 3 maggio 2018 per chiedere l'annullamento - previa sospensiva dell'efficacia - del decreto di scioglimento del Consiglio comunale nettunese.

In particolare, "l'architrave" su cui poggia l'intera teoria elaborata dai due avvocati incaricati da Casto, Pittoni, Bonamano, Ricci, Rizzo, Lucci, Tortis, Latini, Monti, Pizzotti, Trulli e Gallina riguarda due considerazioni: la prima inerente alla mancata presunta mancanza del requisito della collettività della dimissioni; la seconda concernente la possibile assenza di una vera volontà dissolutoria del Consiglio da parte di chi ha presentato le rinunce al mandato conferito dai cittadini nel 2016.

«Le dichiarazioni di dimissioni - si legge nelle pagine del ricorso - sono state rese in due atti collettivi, tra loro separati e distinti e autenticati in maniera separata e distinta: non sono quindi contenute in un unico atto. [...] Con il documento protocollato al numero 25418 rassegnano le dimissioni nove consiglieri (di minoranza), mentre con il documento protocollato al numero 25421 rassegnano le dimissioni altri quattro consiglieri (di maggioranza). È dunque incontrovertibile che si tratti di dimissioni individuali collettivamente rese e non tese a provocare una diminuzione ultra dimidium».

In aggiunta a questa considerazione, spunta un altro passaggio: «Preso singolarmente - prosegue il ricorso -, nessuno dei due gruppi di dimissionari poteva aspirare allo scioglimento, non avendo la consistenza numerica richiesta. Né i suddetti atti possono essere considerati un unico atto, non essendo presente in nessuno dei due un pur minimo riferimento all'altro».

Secondo i pentastellati, dunque, si sarebbe verificata una sorta di «aggregazione maliziosa e capziosa dei consiglieri della minoranza», che a detta dei ricorrenti avrebbero aggiunto le proprie dimissioni a quelle dei membri di maggioranza, «le quali - prosegue il ricorso - in nessun modo potevano definirsi orientate all'effetto dissolutorio».

Va però ricordato, come si legge anche nel ricorso, che le prime dimissioni a essere protocollate sono state quelle della minoranza e non quelle degli ex di maggioranza; in più, i due documenti sono stati presentati contestualmente al Protocollo dalla persona delegata dal notaio.