Politica
21.06.2018 - 10:24
Alla fine riesce a fermarlo solo il temporale. In due ore di esposizione serrata il sindaco Damiano Coletta è un fiume senza argini nei giardini del Comune e di fronte alla giunta, al pubblico dei fedelissimi e ai cittadini decide di affrontare "a modo suo" dubbi e critiche dopo il tributo di fiducia e entusiasmo accordatogli due anni fa dagli elettori. Lo fa salendo sul banco degli imputati nell'immaginario processo messo in piedi da lui stesso, alternando ed esponendo accusa (le critiche frequenti della città, tra tutte quella dell'erba alta) e difesa (la sua). Alla fine il sindaco ha assunto il ruolo dell'avvocato di se stesso e ne è uscita fuori un'arringa accesa e ininterrotta, la voce sparata nelle casse, fino a che le prime gocce di pioggia hanno spento la verve e fatto allontanare il pubblico. "Questa città è stata sdraiata per terra, diciamolo pure – dice – io l'ho messa seduta e faremo di tutto per farla rialzare. Sono stato accusato per l'erba alta e il decoro. Anche io mi sveglio la mattina e dico: perché non riusciamo a risolvere questi problemi? Perché la città la vedo, i miei errori li riconosco, ma voglio dirvi cosa abbiamo fatto e quello che abbiamo trovato. E che la città sta cambiando anche se l'erba non è tagliata in modo perfetto". Parla del passato ("non voglio farlo ma ci sono cose che non posso tacere") dello spacchettamento del verde, degli affidamenti diretti diventati la norma nei lavori pubblici, del Comune fatto di regole assenti a cui lui ha sostituito un Comune di regole con 17 regolamenti approvati e nove revisionati. «Al momento dell'insediamento – si legge nel bilancio affidato alla stampa – la situazione degli affidamenti diretti è nota a tutti. La maggior parte dei contratti era affidata direttamente a un imprenditore». Come vicenda emblematica del «libro che sta cambiando» cita la vicenda delle scuole paritarie ("Sulle paritarie gestite da religiose c'era una situazione irregolare da anni, ora sono regolarmente inquadrate") però omette di dire che sono in piedi ancora le vecchie convenzioni perché le nuove non sono state approvate in consiglio comunale, parla della situazione da far west degli impianti sportivi del passato, ma ammette che ci vorrà forse ancora parecchio tempo per affidarli con bando, parla delle proroghe e di come si arriverà all'affidamento del trasporto pubblico locale, un risultato ottenuto dopo due anni di tira e molla e ricorsi.
«Non avevo una buona conoscenza della macchina amministrativa e ho pagato l'errore sui tempi, come chi pensa che per andare da Roma a Milano ci vogliano tre ore e poi ce ne mette sette. Però pratico l'ottimismo della ragione. Mi muovo in funzione della pubblica utilità e la pubblica utilità siamo tutti noi ".
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