Il Pd di Latina prende le distanze dall'amministrazione Coletta, chiude le porte a un qualunque confronto mentre nelle stesse ore, a Roma, Nicola Zingaretti che del Partito democratico tra pochi mesi potrebbe essere il segretario nazionale, indica proprio la strada contraria, ossia il dialogo tra Dem e movimenti civici. Una discrasia che non è sfuggita alla consigliera comunale di Latina Bene Comune Marina Aramini che infatti fa notare come «tra pochi giorni, il 5 luglio, ci sarà il primo consiglio comunale dopo l'annuncio da parte del Pd di Latina di aver chiuso le porte a Lbc dopo il fallimento dell'intesa/scambio e che dimostreranno come si fa opposizione alle forze del centrodestra. Io dico: sono felice che se ne siano ricordati, viste le battaglie comuni fatte in consiglio comunale proprio insieme ai quei gruppi consiliari di opposizione. Comunque meglio tardi che mai. Certo però potrebbe sorgere anche un problema logistico, in quale scanno andranno a sedersi le forze del Partito Democratico, nella massima assise cittadina, per rimarcare questo cambio di passo? Il tanto agognato posto al centro no. Alla sinistra del sindaco no, ci sono i consiglieri di maggioranza, (che poi pur volendo, sono tanti, non ci sarebbe neanche posto). Dal lato opposto, quello dell'opposizione, è possibile (fortunatamente) scegliere fra tanti scranni: basterebbe sedersi un pò più in là, ed evitare quel chiacchiericcio dal sapore di "pappa e ciccia" con le forze di centrodestra che il Pd vuole combattere, per non ritrovarsi, senza volerlo o volendolo, tutti insieme a lamentarsi dal Prefetto oppure intervenire nelle varie discussioni all'odg con riferimenti specifico in più sui contenuti rappresentati dai suddetti esponenti politici da oggi espliciti avversari».
Detto questo Aramini fa notare ai Dem le parole di Nicola Zingaretti. «Ha detto che un ciclo storico per il pd si è chiuso e ha auspicato per il suo partito la costruzione di alleanze non in forma organizzata ma come comunità di persone che vogliono cambiare un territorio. Non ci sono quindi piedistalli da cui il sindaco Coletta deve scendere, ma la cosiddetta Alleanza del Fare. E allora finalmente si potrebbe iniziare a parlare di politica, quella vera, quella nazionale, regionale (sempre molto trascurata) e locale, quella dei grandi temi e quella dei non meno importanti nodi da risolvere nella nostra bella ma martoriata città. Quindi più intese che pretese. Comunque nello scacchiere della partita una piccola pedina si è mossa poi toccherà agli alfieri, le torri, cavalli regine e re, giocarsi questa partita di durata triennale».