Forse il suo discorso di venerdì in Consiglio comunale non è stato proprio ben compreso, dice Enrico Forte, capogruppo del Pd: «Hanno tutti interpretato le mie parole come una mano tesa a Damiano Coletta. Probabilmente mi sono espresso male: io volevo far notare l'isolamento politico in cui il sindaco è finito in questi mesi». Un po' il concetto che qualche settimana fa lo stesso Forte aveva espresso in una intervista al nostro giornale. Per questo appariva alquanto curiosa l'uscita di venerdì scorso in aula. «In realtà io non ho cambiato posizione, mi auguro che presto la cambi Coletta, perché l'isolamento nel quale si è rinchiuso non fa bene a lui ma nemmeno alla città».
Il consigliere regionale e comunale del Partito democratico ritiene che «Coletta è uscito dall'alveo del civismo con le elezioni provinciali. L'alleanza che ha stretto con una parte del Partito democratico è eloquente. Non è che puoi essere civico a seconda dei momenti. Oltretutto - fa rilevare sempre Forte - il movimento delle Civiche pontine lo ha abbandonato, non ritengono più Coletta uno dei loro». Isolato dalle civiche pontine e isolato dal Partito democratico. «Coletta parla di campo da gioco. Ma deve cominciare a capire che è lui che non sta entrando in campo. Qui l'unico terreno calpestabile è quello dell'alleanza del fare promossa dal presidente Nicola Zingaretti. Altre ipotesi o opzioni sul campo non ce ne sono. Ma Coletta, anche in questo caso, s'è fatto da parte. O trova il coraggio o è difficile dialogare». E qui arriviamo al punto centrale, quello che in Consiglio ha fatto pensare a una mano tesa: il ritorno della destra. «Il messaggio che ho voluto dare a Coletta - spiega ancora Enrico Forte - è che col suo atteggiamento, con questa chiusura della sua gestione amministrativa, l'unico risultato che produce è il ritorno della destra. Tra tre anni il centrodestra stravince, se non si cambia rotta. Se Coletta non è in grado da solo di trovare una strada che migliori l'azione amministrativa, noi del Pd abbiamo sempre detto di essere disposti al dialogo». Ma per dialogare, appunto, bisogna essere almeno in due e Coletta non pare convinto, fino a oggi, della possibilità di confronto coi Dem. Le mosse che hanno seguito le provinciali, dalla giunta fatta praticamente solo di esponenti Lbc fino ad arrivare alla trattativa con Carturan e Cusani per le poltrone in Acqualatina, hanno evidentemente raffreddato e di molto i rapporti tra Dem e Coletta. Ma tutti loro sanno che, se vogliono avere almeno una chance quando si tornerà alle urne, sarà indispensabile creare un fronte unito. Altrimenti, come dice Forte, «il centrodestra avrà la strada spianata».