Con una ordinanza emessa il 3 luglio scorso il Tribunale di Roma ha dichiarato ammissibile la class action promossa da alcuni cittadini dell'Ambito Territoriale Ottimale Ato 4 contro Acqualatina spa per ottenere la restituzione delle cosiddette «partite pregresse» per acqua, fognatura e depurazione. I giudici hanno motivato il provvedimento sostenendo che non si possa applicare a posteriori una integrazione tariffaria commisurata a consumi già effettuati, perché in tal modo si violano i principi di irretroattività e corrispettività.
E se è vero che siamo ancora nella fase della ammissibilità della class action, e che l'udienza per la sentenza è fissata alla data del 12 giugno 2019, va anche detto che l'ordinanza del Tribunale di Roma ha già un sé un contenuto decisorio che lascia chiaramente intendere che Acqualatina spa potrebbe avere illegittimamente gonfiato le fatture inviate agli utenti, e dunque potrebbe vedersi costretta a restituire agli stessi utenti i soldi versati in eccedenza rispetto al dovuto a partire dall'1 gennaio 2016.
Sono soltanto 166 i pionieri di 11 diversi comuni dell'Ato 4 che hanno aderito alla class action, e secondo i conteggi approssimativi effettuati dai legali che li assistono, ciascuno di loro dovrebbe riavere indietro circa 200 euro per entrambi i due anni di fatturazione 2016-2017. Poca cosa per un colosso come Acqualatina, ma la portata della recente ordinanza e l'eventuale esito della sentenza del prossimo anno in favore degli utenti potrebbe cambiare di molto lo scenario. Intanto il Tribunale di Roma ha stabilito che chiunque tra gli utenti consumatori dell'Ato 4 con utenza domestica lo vorrà, potrà costituirsi, entro il 28 febbraio 2019, nella class action già avviata. Dunque, se i 200 euro pro capite finiti nelle bollette del 2016 e del 2017 dovessero essere moltiplicati per i circa duecentomila utenti dell'Ato 4, la somma che Acqualatina dovrebbe restituire si aggirerebbe intorno ai 40 milioni di euro. Sarebbe un salasso per la spa. E quello della restituzione sarebbe soltanto uno dei problemi per il gestore del servizio idrico; l'altro è quello anticipato dallo stesso Tribunale di Roma, secondo cui pe ri prossimi otto anni Acqualatina dovrebbe eliminare dalle fattuire le voci relative alle partite pregresse. Un notevole risparmio per gli utenti, un sensibile depauperamento delle entrate per la spa. Una vera rivoluzione.
«Il Tribunale di Roma, distaccandosi da precedenti pronunce di altri tribunali italiani, ha fissato un principio molto importante - commenta l'avvocato Patrizia Menanno, uno dei sette legali che hanno promosso e sostenuto la class action - Sono stati chiesti ai cittadini dei costi maggiori sostenuti in via del tutto ipotetica dal gestore, e poi scopriamo che nel 2016 Acqualatina ha avuto utili per 18 milioni, e nel 2017 per 11 milioni. E' anche per questo che la nostra class action merita di vincere».