Il dibattito in corso sull'opportunità di procedere in fretta con i lavori di ampliamento del Pronto Soccorso e con la realizzazione di una nuova ala del Santa Maria Goretti si è mosso finora sul filo dell'attacco o della difesa della Regione Lazio, del Governatore-Commissario della sanità regionale, e della Asl provinciale, restando dunque ancorato ad una visione esplicitamente politico-elettorale, piuttosto che affrontare di petto il tema generale dell'offerta sanitaria nel capoluogo in una prospettiva che sappia oltrepassare i confini della contingenza e dell'emergenza.
Parlando di sanità e di ospedale Santa Maria Goretti, di ampliamenti e nuovi padiglioni per il nosocomio del capoluogo, non bisognerebbe dimenticare che anni fa, all'epoca dell'amministrazione Zaccheo, il Consiglio comunale votò all'unanimità un ordine del giorno che introduceva l'idea di realizzare un nuovo ospedale a Borgo Piave, all'ingresso della città, su un'area pubblica a ridosso della quale è prevista anche la realizzazione della bretella est che dalla Pontina porterà fino alla stazione delle autolinee bypassando Via Piave e da lì fino al Piccarello.
L'idea si fonda sulla possibilità concreta di procedere con un progetto di finanza che prevede la cessione dell'attuale ospedale Goretti con tutta l'area di pertinenza all'impresa o al gruppo di imprese che assumerà l'onere di costruire il nuovo ospedale. Soltanto una volta ultimata la nuova struttura, il cui costo sarebbe almeno di qualche centinaia di milioni di euro, e soltanto dopo l'avvenuto trasferimento dei degenti da una struttura all'altra, le imprese costruttrici riceverebbero gratuitamente la struttura dismessa e procederebbero alla realizzazione di un quartiere residenziale nel cuore della città.
Un'idea di progetto di finanza che è stata votata all'unanimità anche dal Consiglio regionale e che è stata poi inserita nel Piano socio sanitario regionale.
Dunque, un'idea condivisa da tutte le forze politiche, con una patente di fattibilità che le deriva dalle diverse approvazioni in Comune e in Regione, e che a questo punto avrebbe bisogno soltanto di un atto di coraggio da parte di un sindaco che dovrebbe subito consultare gli imprenditori locali per cercare di capire quale e quanto interesse ci sarebbe attorno ad un progetto come quello prospettato. Una volta avuta la conferma che dal punto di vista imprenditoriale la realizzazione a costo zero per il Comune e per la Regione di un nuovo ospedale sarebbe cosa fattibile, allora si potrebbe passare alla fase della predisposizione del bando pubblico per individuare le eventuali disponibilità da parte dei privati.
Ci vorrebbero diversi anni per affrontare la parte burocratica e la fase dei lavori fino al completamento dell'opera, ma chi si trincera dietro questo scoglio perde soltanto tempo prezioso, perché l'ospedale Santa Maria Goretti è già stretto, compresso all'interno del centro cittadino, logisticamente in una posizione scomoda, difficile e indifendibile. E probabilmente anche privo dei requisiti che oggi si richiedono ad un ospedale moderno, visto che il progetto del Goretti risale agli anni ‘50 del secolo scorso ed è entrato in funzione nei primi anni ‘60, calibrato su una normativa abbondantemente superata e mai abbastanza rimesso al passo con le nuove esigenze in materia di sicurezza e di funzionalità.
Cominciare a pensare seriamente ad un nuovo ospedale significherebbe anche valutare con scrupolo ed intelligenza quali spese affrontare nel medio periodo per rendere il Goretti ancora fruibile e al passo con le esigenze dell'utenza, quali scelte operare per garantire un servizio efficiente nel periodo di tempo necessario alla costruzione del nuovo nosocomio, quali somme evitare di spendere per avere un risultato tra sei anni quando sarebbe prevedibile che tra otto anni ci potrebbe essere una nuova struttura. Dunque, programmare, progettare, cominciare a tessere la tela per raggiungere l'obiettivo di un nuovo presidio sanitario adeguato alle esigenze del territorio e di una popolazione più che raddoppiata rispetto agli anni ‘60, significherebbe anche fare economia di spesa sul contingente, puntando su ciò che è urgente e lasciando da parte il resto.
Nel caso di specie, dare il via alla procedura per un progetto di finanza che veda coinvolta l'area del Santa Maria Goretti, significherebbe anche impegnare la città e le sue forze migliori a studiare la forma e l'assetto urbanistico da imprimere alla zona a ridosso dei teatri e come collegarla al polmone verde del Parco San Marco.
Questo sarebbe il segnale di una città viva, di una città che vuole crescere, che vuole riscattarsi da decenni di gestione di basso profilo, una città capace di rimettersi in gioco e di tornare a sognare ad occhi aperti.