L'Italia e l'Europa che vogliamo non è più soltanto la tre giorni che Antonio Tajani organizza ogni anno a Fiuggi. La manifestazione, giunta alla settima edizione, rappresenta una sorta di congresso di Forza Italia, ma soprattutto un appuntamento al quale la politica italiana guarda alla ripresa autunnale. Presidente del Parlamento europeo e numero due di Forza Italia, Antonio Tajani in questi ultimi mesi ha attaccato il M5S e invitato la Lega a rompere l'alleanza di governo.
Lo ha fatto perché in gioco c'è tutto: la prospettiva politica del centrodestra e la tenuta dell'esecutivo, nel pieno di un dibattito incandescente sul ruolo dell'Italia nello scacchiere europeo.

Allora Tajani, L'Italia e l'Europa che vogliamo risentirà della crisi del settimo anno? 
«Ma nemmeno per sogno. Intanto mi lasci sottolineare l'orgoglio e la soddisfazione di continuare a mettere la Ciociaria al centro del dibattito politico autunnale.
Poi, basta dare uno sguardo al programma per vedere che a questa tre giorni parteciperanno, oltre a tutti gli esponenti di Forza Italia, i maggiori leader del Partito Popolare Europeo, i rappresentanti nazionali delle associazioni di categoria, ministri e diplomatici di vari Paesi dell'Africa, sportivi di primo livello, esponenti delle forze sociali».

 
A proposito di Paese, lei è il presidente del Parlamento europeo. Non c'è una certa ostilità dell'Ue nei confronti del governo gialloverde di Lega e Cinque Stelle? Non è un film che l'Italia ha già visto nel 2011 con la caduta del governo Berlusconi? 
«Sono situazioni profondamente diverse. L'Europa in questa fase non c'entra nulla. Nel 2011 ci fu un'operazione politica finalizzata a sostituire Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Questo è successo. Stavolta è diverso. Sono i mercati ad essere preoccupati perché non si fidano del Governo italiano. Nessuno sa se la Tav si farà oppure no, il sostegno alle imprese non c'è. Per quanto riguarda lo spread, va detta una cosa una buona volta: mettiamo che per la fine dell'anno il valore si fermi a 250, ha idea di quanto si pagherà di più rispetto a prima dell'insediamento del governo gialloverde? Glielo dico io: quattro miliardi di euro di interessi in più. Soldi che pagheranno i cittadini. Il punto è semplice: i mercati non si fidano».

Matteo Salvini, intervistato da Giovanni Floris, ha detto che è sua intenzione onorare l'accordo con i Cinque Stelle per tutta la legislatura. La prospettiva possibile per il centrodestra potrebbe essere quella di "divisi al governo nazionale e uniti sul piano regionale, provinciale e comunale"? 
«La Lega fa parte dell'alveo del centrodestra. Io non voglio fare polemiche con quelli che ritengo nostri alleati. Ma noi abbiamo vinto le elezioni insieme e il centrodestra ha un senso soltanto se riesce ad esprimere e a tenere insieme le pluralità».

 
Se Salvini accelerasse sul partito unico, potrebbe prendersi gran parte dell'elettorato del centrodestra tagliando fuori le classi dirigenti, a cominciare da quella di Forza Italia? 
«Confermo quanto già detto nelle scorse settimane. Il centrodestra vince solo se unito. E ognuno è portatore di un proprio valore aggiunto. Siamo maggioranza nel Paese, nessuno lo dimentichi».

Di fatto però la Lega è al governo con i Cinque Stelle.
«I Cinque Stelle oggi sono il nuovo Pd. La filosofia del reddito di cittadinanza è la stessa degli 80 euro. Io invece credo nella ricetta del centrodestra, che la Lega non potrà mai attuare con Di Maio. E sottolineo ancora che l'immigrazione è un tema reale, ma resta secondo per importanza. Il primo è il lavoro. Alla Lega dico: andiamo insieme alle regionali e poi alle amministrative. Ma contemporaneamente mettano fine all'esperienza coni Cinque Stelle, che non sono in grado di governare un Paese come l'Italia».

 
Nel 2019, però, l'appuntamento clou sarà quello delle europee. Nei sondaggi i partiti populisti volano. Il capo del governo ungherese Orban fa parte del Partito Popolare Europeo, nel quale ci sono anche Forza Italia e la Merkel. Ecco, è ipotizzabile un'alleanza tra il Ppe e i populisti? 
«L'alleanza con i populisti è impossibile. Le politiche dei governi sovranisti dell'Europa dell'est hanno provocato danni enormi all'Italia».

Cosa è l'Altra Italia?
«La maggioranza silenziosa di questo Paese. Noi da tempo guardiamo con interesse e attenzione alle liste civiche e ai movimenti che rappresentano i diversi settori della società. L'Altra Italia è quella che non strilla, che lavora in silenzio, che tira la carretta ogni giorno, che paga le tasse e non usufruisce dei servizi. L'Altra Italia è quella corretta, che si contrappone alla logica dei furbetti. Ed è quella che merita segnali concreti di rinnovamento».