La mozione di sfiducia presentata dal centrodestra in Regione Lazio e partita in sordina sta lentamente prendendo consistenza. E come una valanga rischia di travolgere il presidente Nicola Zingaretti. Ieri nella maggioranza di centrosinistra la tensione si affettava col coltello. Il rischio di andare a votare a febbraio, insieme alle altre regioni, ha assunto concretezza.
La preoccupazione nella maggioranza di centrosinistra è forte: entro il 13 dicembre l'atto dovrà essere discusso e votato in aula. Le firme, tutte di esponenti del centrodestra, sono tredici. Il centrosinistra può contare su 25 seggi su 51, compreso Nicola Zingaretti. Le opposizioni (centrodestra e Cinque Stelle) arrivano a 24. Dunque, saranno decisivi i due esponenti del gruppo misto: Giuseppe Cangemi ed Enrico Cavallari, eletti con Forza Italia e con la Lega. Con loro si può effettuare il sorpasso: 26-25. E proprio questi due, insieme a Sergio Pirozzi, sono i nomi da tenere d'occhio. Su Cangemi stanno lavorando in queste ore Claudio Fazzone e Antonio Tajani per convincerlo a sostenere l'iniziativa dei colleghi e per farlo rientrare nei ranghi azzurri. Matteo Salvini punta invece a convincere Cavallari e Pirozzi: il primo avrebbe inviato segnali al gruppo della Lega e al coordinatore regionale Francesco Zicchieri finalizzati a un rientro da figliol prodigo nel Carroccio.
L'obiettivo iniziale della mozione era quello di «stanare chi vuole continuare a fare da stampella a Zingaretti» (la frase è di Fabio Rampelli), motivando l'iniziativa con il fatto che «il presidente è impegnato nella corsa per la segreteria, ha tradito i suoi elettori, non pensa più alla Regione». Poi però il vento è cambiato, forse anche per volere dei segretari nazionali dei vari partiti. Anche il Movimento 5 Stelle, inizialmente restio, sembra intenzionato ora a sostenere l'iniziativa del centrodestra. Nel centrosinistra sperano ancora che prevalga, nei grillini, l'istinto di sopravvivenza, ossia il fatto che oltre metà del gruppo consiliare, votando la sfiducia, metterebbe fine alla propria attività politica, in quanto già al secondo mandato (il massimo previsto dalle regole del M5S). Oltretutto i Cinque Stelle dovrebbero fare un calcolo politico: Salvini e il centrodestra, alle elezioni regionali del Lazio, andrebbero uniti e il rischio di consegnare loro la Regione è concreto.
Le opzioni sul tavolo ci sono tutte: dalle possibili assenze strategiche alla strategia di dividere centrodestra e Cinque Stelle. Magari con due mozioni di sfiducia diverse. La realtà è che i numeri hanno la testa dura: se Cangemi e Cavallari votano con il centrodestra, siamo 26 a 25 per le opposizioni. E a quel punto finisce tutto, si scioglie il Consiglio, si fa ordinaria amministrazione e si torna alle urne a Febbraio. Se fino a ieri sembrava fantapolitica, ora è quasi realtà.