Nessun falso, tutto archiviato. Finisce così la battaglia dei veleni tra il sindaco e la giunta chiamati a rispondere delle accuse di falso di Aldo Doria, funzionario dello Stato oggi al Ministero per lo sviluppo economico e congedato dal ruolo di dirigente dall'amministrazione Coletta a giugno 2017 dopo aver prestato il suo contributo per sette mesi. Nell'udienza in tribunale di ieri il Giudice per le indagini preliminari di Latina Giorgia Castriota ha archiviato il caso confermando la posizione del Pubblico Ministero Bontempo, che aveva richiesto l'archiviazione già in prima battuta. Un esito al quale Doria, con il suo legale Alessandra Gurreri, si era opposto, ma che è stato riconfermato anche al secondo round: dopo analoga richiesta di archiviazione del nuovo pm Antonio Sgarrella, il giudice ha fatto cadere il nocciolo dell'accusa considerando il falso in atto pubblico contestato dall'ex dirigente comunale, privo di fondamento e non supportata dagli atti. Doria aveva denunciato la quasi totalità della Giunta di prima nomina, Capirci, Buttarelli e Costanti difesi da Giovanni Lauretti, il sindaco Coletta, Leggio, Lessio, Briganti, Di Muro e Ciccarelli difesi dall'avvocato Luca Amedeo Melegari, la Segretaria Generale Iovinella e un funzionario (sempre difesi da Melegari). La vicenda contestata dall'ex dirigente ruotava attorno alle proroghe del trasporto pubblico locale e alla gara poi aggiudicata dalla Csc, entrata in servizio nel luglio 2018. Doria contestava l'anticipazione temporale dell'obiettivo assegnato, in qualità di dirigente dei trasporti, per l'affidamento della gara dal 31 dicembre 2017 al 30 giugno 2017 nonostante avesse espresso una netta contrarietà: era lui che doveva realizzare gli atti conseguenti e che definì quel termine «impossibile da realizzare», un termine inattuabile (che nei verbali diventerà «difficile da realizzare») e che lo avrebbe costretto a non rientrare nei termini di produttività fissati. Il giudice ha rilevato come il problema fosse di tipo amministrativo, ma non ravvisando l'esistenza dei due profili di falsità contestati, né quella attinente ai partecipanti alla riunione, (presenti come da attestazione del verbale) né quella ideologica perché risultava impossibile ravvisare il dolo. Per il giudice, infine, anche la diatriba sulla frase nel verbale «impossibile da realizzare» al posto di «difficile da realizzare» perde di valore dal momento che poi i lavori del Tpl sono stati affidati. L'amministrazione ha espresso soddisfazione per l'esito dell'udienza in una nota asciutta: il caso, citato anche in una interrogazione parlamentare di Gasparri di un anno fa aveva inquinato l'immagine della gestione del personale da parte della nuova giunta. Doria era stato una scelta fiduciaria di Coletta, poi finita male. Il dato politico resta, ma quello giudiziario è chiuso del tutto, registrando la piena ragione dell'ente.