Ad approvarlo col voto unanime c'è voluto pochissimo. Ora è da vedere quanto ci vorrà per modificarlo e se saranno accolte le modifiche al regolamento di polizia urbana, approvato circa due mesi fa con uno strascico di polemiche per alcuni articoli considerati discriminatori. Giuseppe D'Andrea, consigliere comunale del gruppo misto, membro della commissione Affari generali aveva votato a favore del regolamento proprio per averci lavorato, e ora chiede al presidente del Consiglio comunale Gianfranco Sciscione di convocare di nuovo una seduta per discutere alcune modifiche. Si tratta proprio degli articoli che avevano sollevato una bufera su Alessandro Di Tommaso, Valentina Berti e D'Andrea, tanto da far dissociare Berti (ora rimasta da sola nel Pd). «Mi ero riservato di ritornare a discutere su alcune norme specifiche che non mi convincevano e in relazione alle quali rimane il mio dubbio in merito alla loro legittimità, alla loro ragionevolezza o, addirittura, alla loro utilità pratica», spiega oggi D'Andrea, che vuole che vengano rivisti alcuni articoli. Vediamo quali.

Divieto di Burqa e Niqab
Il primo punto da modificare secondo il consigliere, è l'articolo in cui si vieta l'uso «senza giustificato motivo», dice D'Andrea, «di qualunque mezzo, quale burqa, niqab o altro indumento, finalizzato a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico». Menzionando una sentenza del Consiglio di Stato, il consigliere ricorda che l'organismo già nel 2008 «ha ritenuto illegittima un ordinanza emessa da un sindaco che aveva vietato l'utilizzo in pubblico del velo».

Accattonaggio "insistente"
L'ex Dem mette in discussione anche l'articolo 2, comma 3 lettera F, dove si parla di divieto di «pratica dell'accattonaggio e/o la richiesta di donazioni in denaro […] posto in essere con il carattere dell'insistenza». «Quello dell'insistenza è infatti un concetto troppo vago e indeterminato che non consente di circoscrivere il divieto a quelle situazioni che rappresentano veramente un problema per l'ordine pubblico o la sicurezza», scrive D'Andrea, che propone di sostiture la frase con «posto in essere con modalità tali da costituire una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza pubblica». La lettera E, dell'articolo 2 comma 3 sarebbe invece da cassare: «Non ha senso indicare luoghi della città in cui non poter praticare l'elemosina a meno che non ci siano evidenti problemi di ordine pubblico». Ora si attende la risposta del presidente.