L'intesa del Comune di San Felice Circeo e del Parco nazionale volta a promuovere il territorio alla Borsa internazionale del turismo di Milano è piaciuta molto al consigliere Giovanni Secci, critico però nei confronti dell'amministrazione Gervasi per l'assenza di Sabaudia. «Sabaudia, che è sempre stata la città dei vip, conosciuta in tutta Italia per la sua bellezza, come mai è diventata il dimenticatoio della politica locale? L'attuale Amministrazione Gervasi - scrive Secci -, da sempre propensa a rilanciare il territorio e il turismo, come pensa di agire? Con i fatti intendo, perché di chiacchiere ce ne sono state rifilate tante in quasi due anni di gestione. Forse l'attuale Amministrazione ha intenzione di incuriosire i turisti attraverso i numerosi transennamenti, in ogni angolo della città? O questa maggioranza pensa che chi ama il mare, le dune e la spiaggia di Sabaudia venga ugualmente in città per ‘apprezzare' il degrado del verde pubblico?». Secondo il rappresentante di Forza Italia, in questi anni di gestione da parte dell'amministrazione in carica non sarebbe stato fatto nulla. Anzi - ironizza Secci - «sono stati persi 320 mila euro di finanziamenti pubblici, già destinati alla realizzazione della pista ciclabile di Sant'Andrea ed è stato distrutto un patrimonio naturale che rendeva Sabaudia ancora più elegante e particolare con le tante palme secolari». Poi il consigliere di minoranza torna alla carica con il decoro urbano. «Al centro e nei borghi c'è soltanto degrado. Le rotatorie sono imbarazzanti, piazza Roma è una vergogna e le passerelle sul lungomare sono uno scandalo, per citare alcuni casi. Non esiste un progetto per lo sviluppo del territorio, non esiste una iniziativa valida che possa far parlare della città oltre il nostro naso, per favorire il turismo e l'economia». E aggiunge: «Inutile nascondersi dietro un dito, Sabaudia è in uno stato di agonia tale che così continuando, arriverà presto ad un punto di non ritorno. Sarebbe fondamentale che ognuno riconoscesse i propri limiti e usasse un minimo di buon senso».