Un ricorso al Consiglio di Stato fissato per il marzo prossimo è l'ultimo capitolo della lunga  battaglia legale che sta fermando l'Autostrada Roma-Latina. Il maxi progetto della Regione Lazio per realizzare una infrastruttura moderna che vada a sostituire l'attuale tracciato della Pontina, ha subito un punto di arresto con la sentenza del Consiglio di Stato che di fatto ha annullato la gara con cui era stata affidata al consorzio Sis la realizzazione dell'opera. Ora ci sono nuovi ricorsi, al Consiglio di Stato e in Cassazione. Insomma, la battaglia legale è senza fine. 

In questo scenario la politica sembra si sia arresa all'evidenza e non riesce a cavare un ragno dal buco per sbloccare la situazione. La Regione Lazio con Nicola Zingaretti ha detto, dopo la sentenza di annullamento della gara, che l'opera va realizzata in house, facendo intendere di rinunciare a rivedere la gara d'appalto migliorando quel che non funzionava e ripubblicandola. Questo avrebbe consentito di assegnare l'appalto e certamente di accorciare i tempi. L'Autostrada ha un costo di 2,3 miliardi di euro e solo in parte viene finanziata dal Cipe. Non è chiaro nel caso di appalto in house chi metterebbe i soldi per l'opera, senza un privato ad investire. 

Dal canto suo il ministero dei Trasporti guidato da Danilo Toninelli ha, se possibile, un atteggiamento ancora più pilatesco: nessuna decisione in un senso o nell'altro senza prima avere risposte certe dalla battaglia giudiziaria. Insomma, bisogna attendere. E la Roma Latina, di cui si favoleggia da oltre 30 anni e il cui primo progetto risale al 2001, scavallerà il 2020 restando una irraggiungibile  chimera.