L'amministrazione comunale difende la scelta di collocare un centro d'accoglienza straordinario (Cas) in via del Tufello, dove verranno ospitati 35 richiedenti asilo. La scelta, presa dalla cooperativa  pugliese individuata attraverso il bando indetto dalla Prefettura per la gestione dei Cas sul territorio provinciale,nei giorni scorsi è stata contestata da Apl e Lega. Ma in difesa dei migranti si schiera il consigliere della lista Terra, Ilaria Iacoangeli.  "Una politica che non equipari ogni essere vivente agli stessi diritti umani e civili, è una politica da combattere con ogni energia. Coloro i quali verranno alloggiati all'interno dello stabile individuato dalla Prefettura non hanno neanche loro stessi scelto di venire ad Aprilia. Ne prendono atto, come stiamo facendo noi. Abbiamo la fortuna - afferma Iacoangeli -  di avere un forte associazionismo che nel sociale come nelle aree culturali o sportive si batte fortemente contro un modello di civiltà frutto di odio. Ecco io penso a quanto di bello abbiamo in città avendo loro, avendo cittadini che lontani da una metodica strumentalizzazione dell'essere umano nelle sue criticità di vita, volano alti, volano verso un miglioramento dell'assetto socio-culturale del territorio in cui vivono. A loro dico grazie ogni giorno per l'energia profusa. Se penso ad Aprilia, penso a quante persone belle ed anche di varia etnia conosco. Aprilia è una città orgogliosamente - continua - accogliente ed inclusiva. Lo dimostrano i fatti. Il Manifesto sull'Inclusione, l'Incubatore Sociale, il Monumento all'Emigrante intitolato "Aprilia città dell'Integrazione" sono alcune delle chiare espressioni di una volontà che mira ad una convivenza pacifica, nel rispetto e nella collaborazione tra ogni abitante. Destare ansia ed agitazione circa l'arrivo di queste persone in Città, tra l'altro dislocate in posizione marginale rispetto alla centralità della stessa come al solito dimostra solo e soltanto un unico scopo, confondere le idee e manipolare, ma soprattutto disinformare. Non c'è alcun allarme, ad Aprilia tra cittadini anche di diverse culture cerchiamo tutti di collaborare e contribuire al benessere comune e solo a questo con dedizione da parte di tutti dobbiamo ambire.  Della scelta della Prefettura di collocare ad Aprilia alcune persone in condizione di aiuto ne apprendiamo il fatto sia dalle dichiarazioni del nostro sindaco sia dai giornali. Ne prendiamo atto e non possiamo interferire con la decisione assunta". 

Al tempo stesso da parte del consigliere della lista Terra arrivano critiche verso la nuova legge nazionale in tema di immigrazione. "Di certo la politica nazionale con l'introduzione del decreto sicurezza non aiuta la gestione del flusso migratorio. La scelta di indebolire la gestione Sprar, quasi unica possibilità di controllo capillare ed attento donato come strumento ad ogni sindaco che ne potesse far uso nel perseguire la finalità di un servizio più conforme al proprio territorio in termini sociali, non è ad oggi il segnale di una strategia che funziona, anzi la definirei in termini umani, a dir poco raccapricciante. In questo modo, in termini generali si privilegiano grandi centri d'accoglienza collettivi con standard qualitativi nettamente inferiori a quelli dello Sprar, che "è l'unico a garantire i percorsi di inclusione sociale con il protagonismo degli enti locali e una piena trasparenza nella gestione dei fondi", riducendo il rischio di infiltrazioni criminali o speculazioni. Stando ai numeri diffusi dall'ultimo Atlante Sprar, nel 2017 oltre 25mila beneficiari hanno frequentato almeno un corso di lingua italiana, 15.976 hanno seguito un corso di formazione professionale e svolto un tirocinio formativo, 4.265 hanno trovato un'occupazione lavorativa, tutti i minori accolti sono stati inseriti a scuola. Altra negatività del decreto sicurezza in relazione all'eliminazione del sistema Sprar è il discutibile profilo di incostituzionalità a cui molti sindaci hanno fatto riferimento. In particolare violerebbe l'articolo 117 della Costituzione perché in contrasto con gli articoli 17 e 18 sulle condizioni di accoglienza della Direttiva 2013/33/UE. Il decreto, infatti, non prevede un sistema di accoglienza strutturato e con standard minimi conformi alla direttiva circa l'accoglienza nei Cas, i quali a questo punto sarebbero ben poco straordinari, ma ordinari, senza che si prevedano precise assicurazioni circa il rispetto degli standard concernenti l'apprendimento della lingua, il necessario orientamento legale, il sostegno delle categorie più vulnerabili, l'assistenza psicologica, la tutela della vita familiare, le normali condizioni di vita. La scelta di non attuare lo Sprar potrebbe nel tempo dare come unico risultato la presenza di individui che non adeguatamente gestiti e monitorati nella loro interazione con il territorio potrebbero essere assoggettati da lavoro nero e microcriminalità a discapito loro e di tutti".