L'Avvocatura del Comune che porta il Comune davanti al Tar è, secondo il senatore Nicola Calandrini, "una cosa paradossale". L'esponente di Fratelli d'Italia, che è anche consigliere comunale, invita il sindaco Damiano Coletta a riflettere su questa clamorosa vicenda. 

"È paradossale, gli avvocati del Comune portano il Comune stesso in Tribunale. La storia del ricorso al Tar da parte dell'avvocatura comunale che contesta il regolamento deliberato lo scorso 16 maggio dalla giunta ha dell'inverosimile.
Lo avevo detto in tempi non sospetti che il nuovo regolamento (di cui, ribadisco, non se ne sentiva alcuna necessità) era un modo per controllare il personale dell'avvocatura, evidentemente poco gradito dai vertici comunali e dal segretario generale Rosa Iovinella.
Che questo regolamento abbia qualcosa quantomeno dubbio, lo dicono le 21 pagine di ricorso al Tar presentato dagli avvocati del Comune contro lo stesso Comune. Un gesto estremo che dimostra la sensazione che hanno avuto gli avvocati comunali di aver perso l'indipendenza che è uno dei principi cardine della loro professione.
Diversi sono i punti sottolineati dai legali, a partire dal fatto che il nuovo regolamento è stato fatto senza un confronto con i diretti interessati, segno, l'ennesimo, di una chiusura che non trova spiegazioni e che è stata solo parzialmente arginata con l'intervento dell'ordine professionale rappresentato dall'avvocato Gianni Lauretti.
Ma vengono sollevati dubbi sul fatto che l'atto sia stato approvato dalla giunta e non dal consiglio comunale, dove arriverà "come presa d'atto". Ma nel frattempo è già entrato in vigore come disposto dal segretario/direttore generale che evidentemente considera l'aula e i consiglieri comunali meri accessori. È il caso di ricordare al sindaco Coletta e al suo segretario generale che il consiglio comunale è sovrano.
L'avvocatura comunale contesta inoltre il nuovo regolamento per il ruolo deliberatorio che ha avuto la persona di Rosa Iovinella nei molteplici incarichi che ricopre all'interno dall'amministrazione comunale, che la rendono controllore e controllato allo stesso tempo. Come se non bastasse, nel regolamento il segretario generale diventa la figura chiamata a provvedere alla liquidazione delle competenze professionali, caso unico tra tutto il personale amministrativo nel Comune di Latina. In pratica gli avvocati diventano dipendenti del segretario generale. Una particolarità questa che dimostra la precisa scelta di sottoporre l'organo sotto il controllo del segretario/direttore Rosa Iovinella, rischiando di far venire meno l'autonomia e l'indipendenza garantita per legge agli avvocati, introducendo al contrario secondo la stessa avvocatura, elementi di condizionamento e di interferenza.
Lo stesso principio di indipendenza gli avvocati lo ritengono in qualche modo minato laddove il nuovo regolamento non indica esplicitamente che a capo dell'avvocatura comunale debba essere posto un avvocato iscritto all'Elenco Speciale. Una mancanza che lascia spazio alle interpretazioni.
Viene contestata anche la modalità con cui si affidano incarichi esterni, a detta dell'avvocatura infatti il nuovo regolamento prevede diciture generiche che non specificano in quali casi sia necessario fare a meno degli avvocati interni al comune. È bene specificare che la scelta di ricorrere a studi legali esterni si traduce in un carico di spese per l'amministrazione comunale che può configurare danno erariale. Inoltre non si capisce su quali basi e con quali competenze il sindaco può decidere che per dirimere una controversia è necessario ricorrere a un legale esterno.
È da evidenziare inoltre che il nuovo regolamento non disciplina l'accesso agli atti difensivi da parte dei consiglieri comunali. Questa parte è stata volutamente omessa e inserita nel regolamento di accesso agli atti amministrativi. Un particolare contestato dall'avvocatura, e che rimarca la volontà di tenere nascosti atti a cui invece i consiglieri comunali dovrebbero avere accesso. Come dire che l'amministrazione della legalità e della trasparenza preferisce nascondere anziché mostrare i documenti, impedendo non solo ai consiglieri ma anche ai cittadini di poter controllare le attività del Comune.
Da ultimo l'avvocatura contesta, comma per comma, l'articolo inerente le retribuzioni che i togati devono ricevere in ragione delle loro prestazioni, più volte in contrasto con le norme di legge.
Su tutte le perplessità espresse dall'avvocatura comunale è ora chiamato ad esprimersi il TAR quale organo terzo a cui viene chiesto di annullare il nuovo regolamento.
In definitiva, questo regolamento apre un contenzioso che costerà soldi pubblici considerato che l'amministrazione dovrà ricorrere ad avvocati esterni per difendersi dai suoi legali interni.
Ora, indipendentemente dalla sentenza del TAR è del tutto evidente la necessità di convocare un tavolo tra amministrazione comunale e avvocatura per ricomporre questa frattura.
Se l'avvocatura comunale è stata costretta a questo passo l'amministrazione deve porsi delle domande ed intervenire per risolvere la questione anche fuori dalle aule del tribunale. Non stento a credere che il malessere dell'avvocatura comunale sia la spia di un malessere generale dei dipendenti comunali, molti dei quali si sono già allontanati da Latina per scegliere amministrazioni anche più piccole e meno prestigiose. La fuga di dipendenti e dirigenti, i ricorsi al Tar, si traducono in una macchina amministrativa che si inceppa e non va avanti. Ragione per cui la situazione dell'avvocatura come tutti gli altri disagi vissuti dai dipendenti comunali, sono temi che vanno affrontati e risolti. Far funzionare il comune vuol dire dare servizi ai cittadini prima che all'ente stesso, e questo deve restare sempre la priorità di ogni buona amministrazione".