Era finita l'alleanza, ora è giunta al termine anche la tregua. È scontro aperto tra il presidente del Consiglio comunale Gianfranco Sciscione, unico rappresentante rimasto della sua lista e uscito da qualche tempo dalla maggioranza, e il sindaco Nicola Procaccini.

Ieri in aula consiliare si è toccata con mano la dichiarazione di guerra dell'imprenditore ormai ex alleato, seduto tra i banchi dell'opposizione perché per la prima volta ha sfoderato da consigliere comunale mozioni e interrogazioni per impallinare l'esecutivo. In particolare, una mozione sull'urbanistica ha aperto le danze, per chiedere lumi sui lavori del Piano di riqualificazione urbana al quartiere Calcatore, iniziati oltre 10 anni fa, poveri ancora di opere pubbliche (mai arrivate) due fra tutte, la scuola materna e il teatro.

Sciscione si è presentato documenti alla mano per sbattere in faccia alla giunta i ritardi, le polizze fidejussorie non incassate, le multe annunciate ma mai elevate. Con quel "dico e non dico" sulle ragioni dell'impasse che quantomeno sanno di sospetto nei confronti dell'ente. Materia complessa ma anche nervo scoperto, il cantiere del Calcatore, che dal 2017 ha delle date di scadenza che però vanno sempre in proroga, di cui però l'assessore Pierpaolo Marcuzzi anche ieri si è fatto garante, quanto a regolarità dell'iter. Per Sciscione, che invece ha accusato il Comune di non aver fatto valere la propria autorità di controllo, quell'accordo di programma con tutte le sue convenzioni va fatto decadere. «Faccio mea culpa sul voto che diedi a dicembre del 2018 quando, ottenendo ampie garanzie dal sindaco in quest'aula, votai per la proroga e la divisione in lotto. Nessuno di questi è stato consegnato. Teatro, scuola materna, uffici, niente e solo poi veniamo a sapere che c'è stata una proroga al 2020» ha detto.

Sì, perché Sciscione nel 2014 firmò, gli ha ricordato sempre Marcuzzi, tutti gli atti insieme all'esecutivo di allora. Un piano cambiato nel tempo, con uffici trasformati in abitazioni grazie al Piano Casa, e i cui inquilini non possono ancora ottenere una residenza, ha continuato Sciscione, parlando di persone che sono attaccate all'Enel del cantiere e senza utenza.

Tra una minaccia di denuncia e l'altra, l'assessore all'Urbanistica Marcuzzi ha replicato invitando Sciscione a leggere le convenzioni sottoscritte dall'inizio e a prendere coscienza che è tutto regolare. «Male non fare paura non avere», ha replicato l'assessore, facendo notare che per la legge gli accordi di programma antecedenti al 2012 non hanno una scadenza. E motivando le ragioni dei ritardi soprattutto col venir meno della forza finanziaria del consorzio di privati, indebolito dalla crisi economica, e assicurando sul controllo di ogni passaggio del comitato di vigilanza che si riunirà di nuovo il prossimo 1 luglio.

Sciscione ha chiesto comunque di sapere se il Comune abbia incassato le sanzioni per i ritardi, se ha erogato dei soldi in favore del Consorzio e se ha intenzione di far decadere un progetto. Sull'erogazione di soldi, Marcuzzi ha escluso qualsiasi forma di finanziamento, se non quello regionale della fine degli anni Novanta, di 5 miliardi di lire. Previsto ma poi andato perso. Quanto alla richiesta di revoca, a guardare bene nessuno in aula, a parte l'amico di Sciscione Domenico Villani, si è sentito di scommettere. Anche la Lega si è sganciata, con un voto di astensione. Così come i consiglieri Di Tommaso, D'Andrea, Valentina Berti del Pd, fuori dall'aula Augusto Basile.

Quel cantiere impantanato è, in effetti, si direbbe tra gli inglesi, "too big to fail". Si tratta di cubature su cubature, progetti avviati, un'enorme area che se fosse abbandonata al suo destino revocando la concessione e acquisendo al pubblico tutto, diventerebbe una cattedreale nel deserto per sempre. Se non addirittura un enorme complesso da demolire. E allora nessuno si è assunto la responsabilità di seguire Sciscione. No. Si è preferito chiedere, come hanno fatto Di Tommaso, Valentino Giuliani e Valentina Berti, trovando accoglimento anche nlla maggioranza col capogruppo di FdI Patrizio Avelli, di dare risposte ai cittadini, raccogliere i dati e informare  le persone, anche chiamando in audizione il privato, per chiedere quali sono i reali problemi. Si vedrà.

Resta il fatto politico, la discesa in campo di Sciscione come punta dell'opposizione. Il presidente del Consiglio ha sfoderato tutta la sua verve, dimostrando di poter tirare fuori le carte di un'amministrazione di cui ha fatto parte fino a ieri, e con la quale è entrato a fare il presidente del Consiglio comunale. Due le interrogazioni, tra manifesti funebri selvaggi e obolo al cimitero. Interrogazioni che Procaccini ha addirittura contestato formalmente. «Una grave scorrettezza, non sono interrogazioni, sono considerazioni». Aria ormai irrespirabile. E che in effetti Procaccini, diretto a settimane a Bruxelles, presto non respirerà più. Chi resta, però, dovrà prepararsi alla battaglia fino al maggio prossimo.