«Chi te lo ha fatto fare a raccogliere quelle macerie? Me lo ha fatto fare il senso del bene comune». Sfodera l'ultimo scampolo di retorica Damiano Coletta. Sono passati tre anni da quando il sindaco di Lbc ha preso in gestione la città, e un anno da quando parlò ai cittadini in un pomeriggio di giugno interrotto dal temporale inscenando un ideale tribunale e assumendo il ruolo di accusa e difesa. Ieri, sotto un sole torrido il copione è lo stesso ma ha virato quasi tutto sulla difesa.
I cavalli di battaglia
Il sindaco, che si sente assediato dalle falsità e sente il fiato sul collo del malcontento, ha scelto una comunicazione tutta ripiegata in difesa subodorando le critiche che poi i cittadini avrebbero mosso nelle domande finali. Davanti aveva il suo pubblico, parte di Lbc, qualche assessore e qualche consigliere, ma anche molti cittadini e curiosi. I cavalli di battaglia sono gli stessi di sempre, l'aver smantellato il sistema Latina e la legalità che ha il prezzo della lentezza nelle gare e nei procedimenti contro il favore di turno e le proroghe del passato, ma stavolta il sindaco deve gridare più forte per sovrastare le critiche. Lo fa rivolgendosi ad una imprenditrice che gli fa notare come la storia della palazzina di via Ombrone sia ancora ferma e quella di via Roccagorga no, lui grida nel microfono: «Io non torno indietro allo scempio dell'urbanistica e non vendo la mia dignità e quella della città a costo di pagare lo scotto dell'immobilismo, la legalità ha un tempo e va rispettato: non possiamo lasciarla Latina alle famiglie Ciarelli e Di Silvio e finché ci sarà io questo non mi accadrà».
Le macerie, tra debiti e incompiute
E' un fiume in piena il sindaco e gran parte del discorso verte sulle macerie, i debiti lasciati e che stanno pagando («ne hanno pagati un milione e 250mila euro nel 2015, nel 2018 ne abbiamo accantonati 15 milioni, parte di opposizione è stata responsabile di questi debiti ma si alza dall'aula quando si tratta di votarli»), il rosario dei guai a cui mettere mano, terme, metro, ex Icos, cimitero, Palazzetto e teatro, e una macchina da rimettere in moto da zero. E' ossessionato dalle falsità il primo cittadino. Le vede in chi ha attaccato il duumvirato delle donne al potere del Comune ma dimentica di dire che la critica è venuta da Antoci, un consigliere che fino a pochi mesi fa era di Lbc, se la prende con le letture che «siti online improvvisati» danno dei fatti accaduti. «Perchè questa attenzione mediatica non c'era prima quando c'era il sistema Latina? - chiede al pubblico - forse sarei rimasto a fare il cardiologo. Abbiamo abbassato la testa per anni. Adesso i faccendieri stanno fuori dal palazzo. La legalità ha un prezzo duro da pagare. Non mi dite ora basta taglia l'erba e ripara le buche. Abbiamo fatto delle scelte». E sceglie ilparagone della macchina con il motore rotto e da riparare. «La gente vede solo la carrozzeria e la vuole vedere lavata, ecco i cittadini vogliono le buche riparate e l'erba tagliata. Ma io devo pensare al motore. Ci vorrebbero due giunte, una che lavora sul presente e sul futuro e una che rimedia i guasti del passato». Ringrazia e cita pubblicamente tre assessori, Leggio, Ciccarelli e Proietti e tra le cose buone mette i servizi sociali, il servizio anziani e minori, il centro sociale, il dormitorio invernale, i servizi informatizzati per la fascia 0-6 anni «perché prima vengono le persone». Poi la mobilità sostenibile con lo stop alle proroghe e la gara del tpl. «I numeri parlano da soli. L'anno precedette sono stati venduti 750mila euro di biglietti. Quest'anno nelle casse ce ne sono 2 milioni. È un'abitudine che cambia. Ricordo poi il car sharing elettrico: a Latina c'è il progetto pilota. Da ottobre ci sarà un servizio navetta per Latina Scalo invece del progetto della metro irrealizzabile». Ricorda che questa amministrazione tutela i lavoratori come ha fatto per Abc, i servizi sociale e i trasporti, «e così accadrà per il servizio mense». Ammette che l'azienda speciale sta avendo problemi, «ma abbiamo ottenuto la bandiera blu restando al 30 % di differenziata» - ricordando i debiti di Latina Ambiente lasciati in eredità dalle precedenti amministrazioni. Dice che sperava di fare delle transazioni su debiti e crediti «con le società sportive per arrivare ai bandi ma è ancora un settore che è una giungla, ci vuole tempo». Alla fine una signora gli segnala che sono due anni che vive un inferno in zona pub e che con i residenti furono ricevuti dalla Briganti. «Ci avevate detto che avreste trovato una soluzione e sono passati due anni». Lui incassa, si agita. E nei momenti di difficoltà spiega che la macchina è lenta, che le macerie hanno inciso e che forse 1500 sindaci avrebbero fatto meglio di lui «ma qualcuno lo doveva pur fare questo lavoro sporco, ed è toccato a me».
I cittadini e il futuro
«Ringrazio quelli che mi fermano per strada – dice alla fine – mi dicono: Coletta non mollare, io continuo a testa alta cercando di fare quello che posso». Poi lo scatto di orgoglio: «La gente mi dice che non vogliono che "tornino quelli lì", ma io voglio essere scelto per la paura che tornino quelli di prima, ma perché mi viene riconosciuto impegno e onestà nell'ambito di legalità e di aver ricostruito una comunità sulla reciprocità. Per questo voglio essere riconfermato nella prossima consiliatura».