Il centrodestra presenterà in modo unitario la mozione di sfiducia a Nicola Zingaretti e nel contempo sfida il Movimento 5 Stelle a votarla. Ieri per la prima vota dopo molto tempo, i gruppi consiliari del centrodestra si sono riuniti tutti insieme per condividere l'iniziativa inizialmente lanciata dalla Lega. Alla Pisana i capogruppo di Forza Italia, Lega, Noi con L'Italia, Fratelli d'Italia, Lista Pirozzi e Stefano Parisi si sono incontrati e hanno stilato un documento in cui sanciscono l'unità di intenti rispetto alla sfiducia a Zingaretti.
«Il centrodestra prende atto che, ormai da troppo tempo, Nicola Zingaretti viene meno alla sua funzione di Presidente della Giunta regionale, impegnato esclusivamente con il suo partito - si legge nel documento - Così facendo tradisce gli elettori che lo hanno scelto un anno fa, e i cittadini del Lazio. In questo modo Zingaretti piega le istituzioni alle esigenze del suo partito. È altresì evidente che l'attuale maggioranza regionale sta vivendo una fase di mutazione, viste le trattative in corso tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle per allargarla. Pd e 5S, un anno fa, hanno fatto una campagna elettorale l'uno contro l'altro. Se ora vogliono formare una coalizione, lo facciano passando da nuove elezioni, nel rispetto di quegli elettori che, un anno fa, li hanno visti contrapporsi. Il centrodestra unito continua a portare avanti la propria attività di opposizione e fa appello a tutte le forze politiche che si sono presentate in alternativa a Zingaretti per mettere fine all'esperienza governo in Regione».
Insomma la mozione porterà le firme di tutti i componenti del centrodestra. Ed è un bel passo avanti rispetto alle precedenti iniziative. Ma i numeri ci sono? Dipende. Sulla carta le opposizioni hanno 26 consiglieri contro i 25 del centrosinistra. Ma alla prova dei fatti, fin dal primo giorno, Zingaretti resiste grazie all'ambuguità del Movimento 5 Stelle e ai voti dei consiglieri del Gruppo Misto, come Enrico Cavallari, ex Lega oggi transitato in maggioranza grazie alla presidenza di una commissione.
La palla, insomma, è tutta nel campo del Movimento 5 Stelle. Non c'è dubbio che i più intransigenti come Barillari voteranno la sfiducia. Mentre va compreso cosa farà Roberta Lombardi. La capogruppo, confermata tra mille polemiche, è per il dialogo con Zingaretti e il Pd anche se, ufficialmente, ha sempre dichiarato che in caso di sfiducia il gruppo avrebbe votato a favore. Questo perché, nel suo ragionamento, un conto è il dialogo un altro l'accordo politico. Che ad oggi non esiste. Ma appare alquanto improbabile che il Movimento 5 Stelle possa affossare coi suoi voti il segretario nazionale del partito con cui governano il Paese. E' vero che siamo in una fase di "prime volte" nella politica italiana, ma questo sarebbe francamente troppo. Per cui è facile pronosticare che se i voti dei 5 stelle non saranno determinanti, i grillini voteranno a favore, consapevoli che non accadrebbe nulla. Nel caso in cui, invece, dovessero essere determinanti, è abbastanza probabile un intervento dei vertici nazionali.
Nel frattempo il centrodestra attende, si compatta e partirà all'attacco, consapevole di avere buon gioco per mettere in difficoltà sia Zingaretti sia il Movimento, che al proprio interno in Regione è spaccato a metà. Ne vedremo delle belle.