L'impatto sulla rappresentanza del territorio sarà fortissimo, inutile illudersi del contrario. Perché con 345 seggi parlamentari in meno a pagare dazio saranno le province e Latina non sfugge. Certamente bisognerà aspettare l'approvazione della nuova legge elettorale e la definizione dei collegi, ma i margini di manovra sono strettissimi. Tanto più che si sta ragionando sul Germanicum: proporzionale con soglia nazionale di sbarramento al 5%.

Il referendum costituzionale
È in programma per domenica 29 marzo e la sensazione del plebiscito è fortissima. Se approvato, determinerà la sforbiciata definitiva di 345 seggi parlamentari, 230 deputati e 115 senatori. In tutto il Lazio a Palazzo Madama finora sono entrati 28 eletti. Scenderebbero a 18. Mentre nel collegio Lazio 2 della Camera, si passerebbe da 20 a 12. Il 4 marzo 2018 si è votato con il Rosatellum, sistema che tiene insieme una parte maggioritaria e una proporzionale. I collegi uninominali maggioritari sono 348. In teoria scenderebbero a 221. Ben 127 in meno. Solo per avere un'idea. Numeri che avrebbero un riflesso a tutto campo: diminuendo i collegi, l'estensione geografica degli stessi (sia uninominali che plurinominali) aumenterebbe. Per ogni deputato il numero degli abitanti passerebbe da 96.006 a 151.210. Mentre per ogni senatore, da 188.424 a 302.420. Sono cifre elaborate sulla base dei dati della popolazione assunti da Eurostat. In realtà però questi scenari sono puramente accademici, perché all'orizzonte si profila una legge elettorale proporzionale.

La base del Germanicum
È il testo di partenza, sul quale ci sarà il confronto. Dicevamo che prevede un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento nazionale del 5%. Bisogna considerare che, con il taglio dei parlamentari a regime, la futura Camera avrebbe 400 seggi, il Senato 200. È presumibile che diversi partiti chiederanno di abbassare la soglia di sbarramento: il 5% è alto, considerando che la cifra del Rosatellum è il 3%, mentre Mattarellum e Porcellum avevano il 4%. Ma il punto nodale è il seguente: il Germanicum conferma i 63 collegi plurinominali proporzionali e le 23 circoscrizioni del Rosatellum. Difficile che questa impostazione di basa venga modificata. Una volta stabilito quanti seggi spettano a ciascun partito a livello nazionale, un algoritmo stabilirà la distribuzione nelle 28 circoscrizioni e poi quella nei 63 collegi plurinominali proporzionali. L'effetto sul territorio è chiaro: Frosinone e Latina farebbero parte dello stesso collegio proporzionale. E alla fine verrà mantenuto il sistema dei listini, magari con 5 nomi invece di 4. Ma in ogni caso, indipendentemente dal modello che verrà scelto (con o senza preferenze), le province di Latina e Frosinone dovranno dividersi il numero di candidati. Ricapitolando: con 230 deputati e 115 senatori in meno, e con un collegio da dividere fra le due province del Basso Lazio, la rappresentanza territoriale è destinata ad essere penalizzata.

Il precedente e gli incastri
Nel 2018 la provincia pontina ha ottenuto ben cinque parlamentari espressione del territorio, ovvero Francesco Zicchieri e Claudio Durigon della Lega, Raffaele Trano e Marinella Pacifico del Movimento 5 Stelle e Claudio Fazzone di Forza Italia. In seconda battuta, è entrato anche Nicola Calandrini di Fratelli d'Italia. Una pattuglia di sei parlamentari che ha premiato la provincia di Latina a discapito, ad esempio, di quella di Frosinone. Certo alcuni partiti sono rimasti completamente privi di rappresentanza, come ad esempio il Partito democratico. Il taglio dei parlamentari e un eventuale Germanicum come sistema elettorale, penalizzerebbe in modo deciso soprattutto il centrosinistra che nell'attuale collegio, nelle ultime elezioni, ha pagato molto in termini di risultati. Insomma, se non recupera consensi, il centrosinistra può sperare di portare qualcuno in Parlamento.
Di certo degli attuali sei, non ne entreranno più della metà. Se va bene.