Nessuno svolgimento di mansioni superiori sul posto di lavoro, per cui nessun danno patito da risarcire. Questo, in sostanza, quanto sentenziato dal giudice del Tribunale del Lavoro Alessandro Gatani nel ricorso promosso da una dipendente di Pontinia contro il Comune, assistito nel giudizio dall’avvocato Fabio Tonelli. La vicenda va avanti da cinque anni. La dipendente, in sostanza, sosteneva di aver svolto mansioni superiori rispetto a quelle per le quali era inquadrata e quindi retribuita, chiedendo un risarcimento danni pari a 24.348 euro. L’ente locale si è costituito in giudizio sostenendo l’infondatezza dell’assunto della ricorrente, chiedendo ovviamente il rigetto del ricorso. Il 17 novembre la causa è stata trattenuta in decisione, con il giudice che ha avallato la tesi del Comune di Pontinia. Dall’istruttoria documentale svolta, infatti, è emerso come nessun elemento consentisse di ritenere che le mansioni riconducibili alla posizione lavorativa della ricorrente fossero attribuibili all’inquadramento superiore rivendicato. Come si specifica nella sentenza, infatti, nessun atto amministrativo avente contenuto esterno o alcuna responsabilità risulta a firma della ricorrente. La stessa – si aggiunge - per conto del Comune ha ricoperto competenze «di tipo meramente operativo», con la firma di qualsiasi provvedimento finale esterno che è stata sempre di competenza esclusiva del dirigente di settore. Anche le deposizioni rese dai testi nel corso del giudizio non hanno consentito di acclarare le circostanze sostenute dalla parte attorea. Motivo per cui alla fine il ricorso è stato rigettato, con le spese di giudizio che sono state compensate tra le parti.