A Pontinia il rischio sinkhole, ossia le cavità sotterranee che potrebbero “aprirsi” improvvisamente, è decisamente ben più limitato rispetto a quanto prospettato nelle cartografie degli strumenti urbanistici di qualche anno fa. Anzi, è pressoché inesistente. Eppure quell’area campita di rosso sulle carte indica un messaggio chiaro: divieto di edificazione. L’amministrazione comunale già dal 2014 aveva deciso di mettere mano alla problematica, anche perché questo paventato rischio ha limitato enormemente lo sviluppo della zona di Cotarda. A seguire l’iter è stato l’assessore ai Lavori pubblici – sia nella giunta Tombolillo che in quella Medici – Giovanni Bottoni. Con una delibera dell’11 dicembre di tre anni fa è stato deciso di siglare con l’università La Sapienza un contratto di ricerca. Attraverso strumenti idonei gli specialisti sono andati a verificare l’eventuale presenza di «cavità o volumi nel sottosuolo a bassa o bassissima densità», come si legge nell’oggetto della convenzione. A luglio 2016 sono arrivati i risultati: i rischi che il terreno sprofondi non ci sono. Resta però, per ora, il divieto di edificazione. Un altro problema cui l’amministrazione del sindaco Carlo Medici vuole risolvere. L’intenzione, si legge in una recente determina, è di «procedere a una revisione della perimetrazione vincolistica del piano regolatore generale e in particolare della cosiddetta “zona rossa” ritenuta di inedificabilità assoluta» in base a un parere della Regione Lazio risalente all’oramai lontano 1994. Per questo motivo è stato dato incarico a due tecnici, il geologo Daniele Raponi e l’ingegnere Giovanni Ferrarese, di redigere «tutti gli studi, gli elaborati e i documenti necessari» per chiedere al Servizio geologico regionale una revisione e una riperimetrazione delle aree a rischio sinkhole. Il primo passo per valutare poi la possibilità di rendere edificabile quella zona andando a mettere mano al piano regolatore vigente e adeguandolo dopo quanto emerso dagli studi compiuti dall’università.