Tutto era iniziato con unâispezione in caserma da parte dellâex comandante provinciale dellâArma ed era finito per quattro militari di Priverno nel peggiore dei modi. Segnalati alla Procura militare, un luogotenente, due appuntati e un carabiniere scelto si erano ritrovati accusati di truffa aggravata ai danni del ministero della Difesa, con il rischio di una condanna pesante e lâaddio forzato alla divisa. Per il comandante provinciale prima e per gli inquirenti romani di viale delle Milizie poi, i quattro avevano messo a segno un raggiro per sfruttare buoni pasto non avendone diritto. Nonostante in aula il pubblico ministero abbia chiesto per loro la condanna, il Tribunale militare capitolino li ha però assolti perché il fatto non sussiste.
Lâipotesi degli inquirenti era quella che chi gode, come era il caso degli imputati, dellâalloggio di servizio non ha diritto ai cosiddetti Tag, i Trattamenti alimentari gratuiti, in pratica dei buoni pasto. Lâutilizzo di tali benefit da parte dei quattro militari era stato così considerato una truffa militare aggravata. Erano stati esaminati tutti i buoni impiegati dai carabinieri sotto accusa, tra la fine di giugno e la fine di settembre 2013. Era stato calcolato quanto avessero speso con i Tag ogni giorno e, sommando quelle spese, ritenuto tali cifre un danno, frutto appunto di truffa, per la Difesa.
Terminate le indagini, il pm militare aveva così ottenuto il rinvio a giudizio dei quattro carabinieri di Priverno e la pubblica accusa aveva chiesto per loro una condanna pesante. Lâipotesi della truffa, però, è stata smontata. E gli imputati, difesi dallâavvocato Giammarco Conca, sono stati appunto assolti dal Tribunale militare di Roma con la formula più ampia.Â