Tutto parte dal 6 ottobre 2013, quando a Priverno si registrò un evento meteorico di portata eccezionale, che provocò allagamenti e inondazioni. Riconoscendo il carattere di straordinarietà di quelle precipitazioni atmosferiche, il Comune lepino ha attivato le procedure per il riconoscimento di calamità naturale, tanto che tre giorni dopo un tecnico della Regione ha proceduto a un sopralluogo delle aree più colpite. Da quel sopralluogo emersero problematiche idrauliche, le cui risultanze furono trasmesse all’Autorità dei bacini regionali del Lazio, che il 13 dicembre aggiornò il Piano stralcio per Assetto Idrogeologico (Pai) del territorio di Priverno. Con quel provvedimento sono stati individuate nuove aree classificate a pericolo d’inondazione molto elevato e aree a pericolo A1, che presuppongono un vincolo di inedificabilità assoluta. In Comune si è, però, ritenuto che alcune delle zone inserite in fascia A1 potessero essere declassificate ritenendo il grado di pericolosità individuato alto ma non assoluto. Di qui l’incarico a due tecnici per la redazione di una relazione necessaria per la predisposizione delle osservazioni all’Autorità dei Bacini Regionali del Lazio. Lo studio idraulico è relativo all’Area Artigianale a ridosso del fosso Pecoro e a due aree lungo via Madonna delle Grazie fino all’ex ferrovia Priverno-Terracina. La relazione individua 4 aree di intervento: fosso Pruneto, fosso di Colandrea, fosso Pecoro e drenaggio via Madonna delle Grazie. Naturalmente, per chiedere una proposta di variante occorre un programma di interventi con opere finalizzate alla mitigazione della pericolosità geologica e di esondazione, per i quali verranno utilizzati i contributi ordinari delle attività estrattive.