All’inizio di via della Stazione, uno degli accessi a Priverno, c’è un cartello che indica che ci si appresta a entrare in una Città d’Arte. Un titolo di cui il centro collinare si fregia da anni. Ma quel cartello, che si trova in uno stato di abbandono, è significativo delle condizioni in cui versa la città. L’appellativo di Città d’Arte si acquisisce per la presenza di palazzi, monumenti, Chiese, musei, aree archeologiche. Ma il concetto si rafforza anche con altri elementi che concorrono a rendere la qualità della vita appetibile e la città metà turistica. In realtà, da anni, Priverno non gode di situazioni di brillantezza. Basti pensare alle isole ecologiche che, stravolti alcuni angoli significativi, sono abbandonate, ai numerosi cassonetti, poco puliti se non bruciacchiati o rovinati; a una Differenziata che stenta a decollare, a situazioni di degrado in posti in cui il turista dovrebbe lasciare l’automobile, agli ascensori spesso non funzionanti, a un’illuminazione capricciosa. Non si vuole fare un elenco di situazioni di disagio, ma forse l’immagine una città, specie una Città d’Arte, la dà anche a cominciare dalle piccole cose.