Il Consiglio comunale di mercoledì a Priverno ha mostrato l’ennesima, profonda frattura tra maggioranza e opposizione. Ognuno a sostenere le sue tesi, senza nemmeno un benché minimo tentativo di trovare un punto d’incontro che mettesse la città e i suoi problemi al centro dell’attenzione. E a proposito degli scontri, anche al di sopra delle righe, tra le parti, sono da registrare due prese di posizione. La prima riguarda il segretario provinciale del Pd, Salvatore La Penna, che ha attaccato Agenda 2050 per i suoi manifesti, che «chiamano in causa le figure del sindaco e del vicesindaco» su alcuni risvolti dell’Operazione Tiberio e che, a suo dire rappresentano «una modalità di attacco politico e personale subdola e strumentale», tanto da definirli «ridicoli, fuorvianti e scorrettamente allusivi», in quanto l’amministrazione di Priverno «non è in alcun modo coinvolta nei fatti oggetto di indagine». Di qui la sua solidarietà a Bilancia e a Delogu e la bacchettata ad Agenda 2050, accusata di una «pessima caduta di stile». Ma il gruppo di Agenda per Priverno rimane dell’idea che «i fatti non cessano di esistere solo perché li ignoriamo», dando all’affermazione un taglio politico e non giudiziario, come sottolineato dal consigliere Antonio Di Giorgio. Anche Manfredo De Paolis, membro del direttivo di Agenda ha fatto sentire la sua voce: «Chi dai banchi della maggioranza poteva porre in essere una qualche difesa dell’azione amministrativa finora esercitata ha perso un’occasione, ricorrendo al frasario tipico di chi, fallendo, voleva far sorgere sensi di colpa e rimorsi».