Puntare sull’agricoltura e sull’agrozootecnia biologica per i territori del Parco nazionale del Circeo è ormai una necessità. Gli effetti dell’uso eccessivo di pesticidi e fertilizzanti, nonché forse di qualche scarico non proprio in regola, sono evidenti soprattutto attorno al lago di Paola e nelle acque bacino stesso, come tra l’altro evidenziato nel report finale redatto dai geologi incaricati dalla “Comunione Eredi Scalfati”.
Motivo per cui l’ente di via Carlo Alberto, insieme alla Regione Lazio e all’Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio), cercheranno di sensibilizzare gli imprenditori locali a un uso più sostenibile del territorio. Delle opportunità offerte dal settore se ne parlerà nel corso dell’incontro organizzato il 12 dicembre a partire dalle 9 e 30 presso l’auditorium del Parco nazionale. A introdurre i lavori saranno l'assessore regionale all'Agricoltura Carlo Hausmann, il direttore del Parco Paolo Cassola e l'amministratore unico dell'Arsial Antonio Rosati. Dopodiché, dalle 10 circa fino al tardo pomeriggio, si discuterà di una serie di aspetti. Si partirà con il piano di sviluppo regionale e si parlerà poi dei controlli biologici sulle colture, dei mezzi tecnici, nonché di argomenti specifici sugli strumenti da poter adottare per evitare il ricorso a prodotti chimici.
Nonostante le tante opportunità e una richiesta sempre maggiore di prodotti biologici, ad oggi sono pochissime le attività che si sono cimentate in questa “impresa”. A parlare in maniera eloquente sono i numeri. La crescita in Europa per il consumo dei prodotti “bio” si è attestata attorno al 10 per cento circa, con l’ortofrutta che rappresenta il 30 per cento dei consumi del settore. In Italia le superfici coltivate a biologico sono circa il 12 per cento, con l’incidenza che nel Lazio sale al 18 per cento. Ma le aree specializzate nella produzione di ortaggi e nella loro esportazione (specie nell’Unione Europea), ancora oggi evidenziano un deficit: al biologico è dedicato l’uno per cento circa delle superfici. Le variabili di contesto sono tutte favorevoli, dunque, ma servono specifiche competenze di coltivatori e tecnici per avviare la conversione al biologico. Pesano anche gli ovvi rischi produttivi e di mercato. Motivo per cui, in sostanza, il settore continua a non sfruttare a pieno quella che è in realtà una vera e propria opportunità. Per questo motivo le istituzioni regionali con il piano di sviluppo, oltre alle misure dirette all'agricoltura biologica, puntano a trasferire conoscenza e informazione, alla consulenza aziendale e alla cooperazione, incentivando la diffusione delle innovazioni di processo e di prodotto (specie concimi e fitofarmaci) oggi disponibili.