Nel Parco nazionale del Circeo ci sono troppi daini, la cui presenza mette a rischio la biodiversità. Per questo motivo l’ente ha intenzione di dare il via a un piano di contenimento. Si tratta di una specie “importata” nel 1953 e che inizialmente era contenuta in un grande recinto di 400 ettari. Gli animali sono però fuggiti dalla cattività e hanno dato origine a tutta la popolazione che attualmente occupa la foresta, con densità variabili che possono raggiungere anche dei picchi molto elevati. Attualmente si ipotizzano circa 1.260 esemplari, con una densità media di 0,42 capi per ettaro: troppi stando alla letteratura scientifica. L’elevato pascolo e l’alta pressione di brucatura determinano infatti una riduzione della qualità degli habitat. Nei casi più gravi possono portare anche all’estinzione di determinate specie boschive. In parole povere si rischia di perdere la biodiversità. I daini sono infatti animali molto voraci e l’elevata densità spinge gli esemplari, come rilevato da uno studio condotto dagli specialisti del Parco nazionale del Circeo, ad avere un comportamento non selettivo. A nutrirsi, insomma, di erbe che in genere rifiutano, avendo prima esaurito le riserve delle piante appetibili. I problemi maggiori si registrano chiaramente in inverno e in estate. Tant’è vero che i daini si spingono di frequente fuori dalla foresta alla ricerca di cibo e ormai è cosa tutt’altro che rara notarli lungo la Pontina o lungo le Migliare. Dove ovviamente mettono a rischio l’incolumità di chi transita per di lì in auto o due ruote. Il Parco tenta quindi di correre ai ripari, come è stato preannunciato nel corso dell’ultimo consiglio direttivo. I dati scientifici parlano di un prelievo che dovrebbe attestarsi «almeno» intorno al 20%, riuscendo in tal modo a contenere la specie. La modalità di cattura potrebbe essere la stessa utilizzata per i cinghiali, cioè tramite recinti movibili. Gli elaborati sono comunque stati approvati - contrario il sindaco di Ponza Piero Vigorelli - e inviati al ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare come previsto dall’iter burocratico. Dopodiché si passerà alla fase attuativa, cercando di limitare i danni causati dai daini al Parco e i rischi per la viabilità.