La sfiducia all’amministrazione comunale di Sabaudia non fu votata a febbraio per evitare che Maurizio Lucci si potesse nuovamente candidare a sindaco. Questo perché ancora non erano passati due anni, sei mesi e un giorno di mandato. Il retroscena è svelato dall’ex consigliere comunale Amedeo Bianchi, che nella giornata di ieri ha inviato una nota in risposta alle dichiarazioni di Giada Gervasi.
«La candidata sindaco di “Cittadini al Lavoro” - scrive Bianchi - rompe il silenzio e tra le altre dichiarazioni ce n’è una incompleta che si presta ad ambiguità. Mi riferisco a quella che fa risalire a febbraio 2016 la possibilità di porre fine all’amministrazione Lucci, occasione a cui gli altri di opposizione, come me, avrebbero la responsabilità di non aver dato seguito». Non si è trattato di «indulgenza» - aggiunge poi il candidato del Partito democratico - né tantomeno di connivenza con Lucci. «Giada Gervasi sa perfettamente, anche se non lo dice, che la motivazione seria rispetto alla sua impazienza - aggiunge Bianchi - fu che una fine anticipata dell’amministrazione Lucci, se non fosse stata prima superata la metà del mandato, gli avrebbe consentito di ripresentarsi per la terza volta, forte di un bottino di voti consolidato da destra a sinistra. Anzi, dalla delusione provata di non aver anticipato la fine della gestione Lucci si ricaverebbe la vera ragione della mancata firma della Gervasi alla sfiducia e l’impegno mantenuto ad associarsi al momento del voto».
Critiche nei confronti di Gervasi anche per la scelta di non “apparentarsi” per un codice etico, «quasi - scrive Bianchi - che gli altri siano tutti compromessi con le precedenti gestioni e che in un regime democratico non sia consigliabile, anzi doveroso, ricercare accordi con forze affini per conseguire il bene della città». La presupposizione di essere autosufficienti numericamente per vincere le elezioni secondo il candidato del Partito democratico potrebbe riservare «amare sorprese». «Per quanto riguarda il Pd - conclude l’ex consigliere comunale - non ci siamo sottratti e non ci sottrarremo alle istanze di rinnovamento, che auspichiamo siano le più ampie possibili e non certo monopolio di qualcuno».