Le aree umide del Parco, tutelate dalla convenzione di Ramsar, potrebbero rappresentare un volano per lo sviluppo di un turismo ecosostenibile. Senza poi contare la loro importanza dal punto di vista ambientale. Di questo si è parlato al convegno organizzato ieri mattina all’auditorium del Parco a Sabaudia, al quale hanno preso parte il presidente e il direttore del Parco Gaetano Benedetto e Paolo Cassola, il sindaco di Latina Damiano Coletta, il commissario di Sabaudia Antonio Quarto, la professoressa Nadia Breda, la dottoressa Ester Del Bove, il dottor Paolo Gruppuso e il capitano Adriano Bruni.
Il senso complessivo di queste iniziative, come detto da Cassola e Benedetto, è quello di far scoprire i tesori nascosti che questo territorio conserva. Parliamo di beni, come nel caso delle zone umide, di valenza internazionale, tanto da essere riconosciute dalla convenzione di Ramsar, siglata nel 1971. «Quelli che un tempo erano visti come ambienti malsani – ha detto il presidente del Parco – ora sono invece studiati e tutelati per la loro biodiversità». Il problema, ora come ora, è la conservazione di tali aree. Secondo i dati Ispra, il 47% delle zone umide è in cattivo stato di conservazione. Motivo per cui occorre l’impegno – e non solo del Parco nazionale – a tutelarle. La direzione verso cui gli enti devono muoversi è quella di uno sviluppo ecosostenibile, che miri a sfruttare le risorse presenti senza consumarle. Andando dunque a preservare il patrimonio naturalistico e ambientale di questo territorio, che è tra l’altro l’obiettivo del riconoscimento Mab Unesco. Tra le tante criticità da risolvere, come sottolineato da Benedetto, le problematiche di Rio Martino, che – ha detto il presidente del Parco – non può essere più un “canale di scarico».
Tra le idee in cantiere, almeno per quel che riguarda il Parco, c’è la promozione dell’agricoltura biologica. Un progetto che sta portando avanti il direttore dell’ente Paolo Cassola di concerto con la Regione Lazio e in particolar modo con l’assessore all’Agricoltura Carlo Hausmann. Allo stesso modo occorre attivarsi per il lago di Paola, per il quale il Parco auspica la creazione di una cabina di regia. Si è parlato dell’opportunità di campionamenti costanti delle acque, così da risalire all’origine del problema senza dover solo tamponare le emergenze.
Questo anche per promuovere il turismo naturalistico, un’opportunità che la realtà locale ancora non è riuscita a sfruttare a pieno.