«Senza strutture e personale, e di conseguenza senza un'organizzazione di base, la legge 112 non ha alcun senso». Questo, di fatto, il pensiero di Giansilla Cinconze, presidente dell'Associazione per la riforma dell'assistenza psichiatrica (Arap) di Aprilia che, nelle scorse ore, è stato invitato dall'Ufficio Servizi sociali, insieme ai suoi volontari, a partecipare al bando per i progetti personalizzati del "Dopo di Noi" in favore di persone con disabilità grave prive di sostegno familiare ai sensi della legge numero 112 del 2016.
Anche Aprilia e il suo distretto socio sanitario (LT1 con Cisterna, Cori e Rocca Massima) hanno infatti l'occasione di sfruttare le risorse assegnate dalla Regione Lazio, per la precisione 666.210 euro al sovrambito LT1, LT2 e LT3, e che possono essere consultate nell'avviso pubblicato sul sito del Comune di Latina: in questo senso si specifica che le domande di partecipazione al bando vanno presentate da parte di persone con disabilità grave residenti nel territorio, dai loro familiari o da chi ne garantisce la protezione giuridica all'Ufficio Protocollo del Comune di residenza corredate della documentazione richiesta, vale a dire attestazione del possesso dei requisiti minimi, informazioni rispetto la situazione sanitaria, sociale ed economica del richiedente e della sua famiglia. Le risorse regionali per il sovrambito provinciale saranno così ripartite: 473.009,1 euro per percorsi programmati di accompagnamento per l'uscita dal nucleo familiare di origine; 33.310,5 euro per interventi di supporto alla domiciliarità in soluzioni alloggiative; 133.242 euro per programmi di accrescimento della consapevolezza e per l'abilitazione e lo sviluppo delle competenze per favorire l'autonomia delle persone con disabilità grave e una migliore gestione della vita quotidiana, anche attraverso tirocini per l'inclusione sociale; 26.648,4 euro per interventi di permanenza temporanea in una soluzione abitativa extrafamiliare. «Ho più di una perplessità perché i progetti personalizzati del "Dopo di Noi" dovrebbero partire dal basso e non dall'alto - dice Cinconze -. Sono infatti le diverse associazioni che conoscono bene il problema disabilità a doversi riunire per programmare dei percorsi comuni e proporre dei servizi mirati, a maggior ragione se è prevista, come in questo caso, la compartecipazione e la co-progettazione. Se invece la progettazione del "Dopo di Noi" viene imposta dall'alto, e quindi dal sovrambito dei distretti socio sanitari, allora si rischia di avere dei servizi inutili all'atto pratico e con durata limitata nel tempo. Un esempio in città è l'ortoterapia - sottolinea Cinconze - che è gestita dai Servizi sociali e non dal Centro Salute Mentale (ex Cim) o dal Centro diurno, e che vede dunque i pazienti non seguiti da chi conosce bene la disabilità. E devono essere i pazienti a scegliere l'attività a loro più congeniale, non altri al posto loro. Per questo dico che prima di partecipare al bando vorrei avere la certezza che poi si possa avere qualcuno a cui fare riferimento e personale e strutture adeguate. Invece - conclude Cinconze - siamo ancora in attesa della terza ala al Poliambulatorio Asl di via Giustiniano, che dovrebbe riunire tutti i servizi che dipendono dal CSM e che risolverebbe anche il problema degli spazi previsti per la Casa della Salute».