Se ne parla da settimane. La chiusura dei Punti di Primo Intervento della Provincia di Latina, disposta dal decreto Balduzzi 70/2015, potrebbe rappresentare il definitivo colpo ad un'offerta sanitaria già sottodimensionata e precaria. Per il senatore Nicola Calandrini che a due mesi dal suo insediamento ha presentato un'interrogazione al Ministro della Salute, si tratta di un dramma per i pochi ospedali rimasti, il Santa Maria Goretti, il Dono Svizzero di Formia, e i presidi di Terracina e Fondi. E che, addita Calandrini, ha precisi responsabili, il Pd e Lbc. I sette punti di primo intervento di Cisterna, Cori, Sabaudia, Sezze, Minturno, Gaeta e Priverno hanno gestito una mole di circa 33.400 accessi nel solo primo trimestre del 2019, come riportato dal Piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del Servizio Sanitario Regionale. «Dati impressionanti – spiega il senatore - che lasciano intendere che all'anno ci sono circa 120 mila persone che potenzialmente usano i punti di primo intervento, e che, in mancanza di alternative, si recherebbero in ospedale rendendo esplosiva la situazione dei pronto soccorso già al collasso. In una provincia grande come Latina, con collegamenti infrastrutturali carenti, la chiusura dei PPI causerebbe disagi a coloro che necessitano di cure, costretti a lunghe trasferte in auto, o sui mezzi pubblici, prima di raggiungere il presidio più vicino».