È stata una vera e propria mobilitazione di massa, quella realizzata dal Comitato per la difesa del punto di primo intervento di Sabaudia, che ieri ha presentato all'Ufficio Protocollo della Asl di Latina ben 187 modelli contenenti 8.767 firme. Una petizione che non può restare inascoltata, perché ognuna di queste quasi novemila sottoscrizioni rappresenta la volontà di cittadini, lavoratori, turisti e anche dei tantissimi braccianti Sikh che vivono nel territorio: per ognuno di loro, quella struttura sanitaria, che rischia la chiusura, è di fondamentale importanza.
«Tutta Sabaudia ha risposto alla raccolta di firme per evitare la chiusura o comunque la dequalificazione di questo importante presidio del sistema di emergenza-urgenza di prossimità» spiega il Comitato in una nota, a margine della consegna della petizione, resa possibile dai tantissimi volontari che hanno organizzato la raccolta presso farmacie, negozi, stabilimenti balneari e durante le manifestazioni estive, sia nel centro della città come nei borghi.
«Grazie anche al sindaco Giada Gervasi - prosegue la nota - che ha agevolato il compito dei volontari, alla Polizia locale e all'Ufficio Cosap». Insomma, un importante passo in avanti per questa battaglia per uno dei pochi punti di primo intervento che ancora resistono alla chiusura (nel Lazio ne sono stati chiusi a centinaia) ma che si starebbe avviando verso i suoi ultimi giorni.
Ma non si può chiudere la struttura, e i perché del Comitato sono chiari: non è possibile il "trasferimento" di attività e prestazioni proprie dell'assistenza territoriale di emergenza al personale addetto all'assistenza primaria; L'eventuale decisione di modificare l'attuale organizzazione sarebbe poco prudente e poco rispettosa per la salute dei cittadini; la scelta di modificare l'attuale assetto organizzativo del Ppi di Sabaudia andrebbe ad aumentare le disuguaglianze esistenti tra gli abitanti di questa città e quelli del capoluogo, per non parlare della Capitale; il trasferimento a Latina dei pazienti andrebbe ad aggravare la già preoccupante situazione di quel pronto soccorso dove oggi è normale attendere fino a tre ore; l'attivazione durante le ore notturne di un servizio gestito da una ambulanza medicalizzata non coprirebbe il servizio in quanto una volta partita l'unica ambulanza alla volta di Latina la postazione rimarrebbe scoperta; oltre alle responsabilità penali occorre tener presenti anche quelle erariali come possibili conseguenze di una scelta del genere.