E' un vero e proprio attacco criminale ai fondali rocciosi marini che rappresenta un giro d'affari proficuo. Una piaga quella della pesca abusiva dei datteri di mare che riguarda tutto il golfo e soprattutto le aree marine protette ricadenti nella Riviera d'Ulisse.
Abbiamo raccolto una testimonianza drammatica del professore Adriano Madonna, biologo marino, che denuncia il grave danno ambientale del substrato roccioso della falesia sommersa del Parco Marino di Monte Orlando a causa della pesca abusiva dei datteri di mare. Il professore in una delle sue immersioni di studio si è trovato davanti uno spettacolo raccapricciante.
Ecco il suo racconto: «Munito di un regolare permesso rilasciato dal Parco Marino Riviera di Ulisse, recentemente mi sono immerso nelle acque dell'area protetta antistante la falesia di Monte Orlando. Era mia intenzione calcolare l'indice di ricchezza specifica di quelle acque, noto ai biologi come Indice di Margaleff. Mi aspettavo, infatti, di trovare una ricca biodiversità, che intendevo tradurre in numeri, ma la mia delusione è stata grande. Oltre alla penuria di specie e in particolare di pesci, poiché, come ho potuto constatare, nell'area protetta c'è chi va tranquillamente a pescare con lenza, fucile subacqueo e a volte addirittura con la rete, ho visto uno spettacolo orrendo e cioè metri e metri quadrati di roccia scalpellata dai pescatori abusivi di datteri di mare, un vero crimine ambientale con danni irreparabili. Vi sono ampie superfici di substrato roccioso bucherellato come una groviera, che ho fotografato».
Il dattero di mare (Lithophaga lithophaga) è un mollusco bivalve della famiglia Mytilidae di forma allungata, che, grazie ad una secrezione acida - ha spiegato Madonna -, scava nel tempo delle nicchie cilindriche nella roccia, in cui vive. «Purtroppo, il dattero di mare è anche un bocconcino delizioso apprezzato dagli amanti della buona cucina, ma la sua pesca è severamente vietata perché, per raccoglierlo, è necessario scalpellare la roccia, un grave reato penale. C'è, però, chi lo fa senza il minimo scrupolo, servendosi, spesso, addirittura del martello pneumatico. Un danno ambientale di questa portata ha effetti devastanti. Non so esattamente chi sia preposto alla salvaguardia dell'ambiente nell'area del nostro parco marino ma una cosa è certa: chi dovrebbe operare in tal senso non lo fa e i risultati di questa mancata azione di protezione ambientale sono purtroppo evidenti. Sono dell'avviso che un parco marino sia un regalo che si fa ad un paese che lo merita, ma devo constatare che Gaeta non ha né la maturità né un livello di civiltà né una coscienza ecologica tali da apprezzare una cosa del genere».
Madonna tiene, comunque, a denunciare lo scempio che ha visto nelle acque del parco e, nello stesso tempo, «a sollecitare chi dovrebbe effettuare opera di salvaguardia a fare il suo dovere».