Una vicenda che si avvia verso il suo epilogo, quella della lavoratrice di Gaeta illegittimamente licenziata dalla ISMEF Onlus la mattina del proprio matrimonio.
A stabilire l'illegittimità del licenziamento, prima il Tribunale di Cassino nella persona del Giudice dottoressa Gualtieri Annalisa, poi la Corte di Appello di Roma, giudicante al quale si è rivolto l'Istituto, vedendosi rigettare il reclamo e condannare al pagamento in favore della lavoratrice di circa trentamila euro, somma liquidata anche a causa della ostruzionistica condotta processuale dell'ente, stando a quanto stabilito dalla Corte di Appello.
Pertanto, la lavoratrice, per mezzo dei propri legali di fiducia, gli avvocati Daniele Lancia e Luca Cupolino, procedeva a sottoporre a pignoramento l'unico bene ancora in possesso della ISMEF Onlus, il "Pepe", una lussuosa barca a vela di oltre venti metri.
Secondo l'avvocato Luca Cupolino il «pignoramento che non deve essere molto piaciuto all'Istituto, dato che ha proposto un'opposizione all'esecuzione particolarmente sui generis, sostenendo l'esistenza di un vizio di notifica degli atti prodromici all'esecuzione nonché una presunta impignorabilità dell'imbarcazione».
Dimostrato non solo la legittima e totale pignorabilità del bene, ma anche la ritualità delle notifiche di ogni atto relativo alla procedura esecutiva, tanto che con provvedimento del 24 settembre scorso il Tribunale di Cassino, nella persona del Giudice dottoressa Rosanna Gentile, ha rigettato le richieste della ISMEF, non concedendo la tanto agognata sospensione della procedura esecutiva e rappresentando come, nel caso di specie, non sussistano "né il fumus boni iuris né il periculum in mora".
Pertanto, l'imbarcazione sarà oggetto di stima e successivamente sarà venduta all'asta.
Prosegue l'avvocato Cupolino: «Alla luce dei due gradi di giudizio nonché dell'ennesimo rigetto delle richieste della ISMEF, ci si chiede quale possa essere oggi la credibilità di un ente che, nonostante sia finanziato con fondi di provenienza pubblica, dovrebbe curare la formazione di decine di giovani, eppure si rifiuta di adempiere ad un provvedimento emanato dapprima dal Tribunale di Cassino e poi dalla Corte di Appello di Roma. L'ammontare delle spese legali al pagamento delle quali è stato condannato l'istituto infatti, quasi parifica il credito della lavoratrice, pertanto sarebbe curioso sapere cosa ne pensano i vari enti pubblici che erogano all'ISMEF centinaia di migliaia di euro l'anno per dei corsi di formazione che, ad oggi, non sono ancora partiti né stanno per farlo».