Continuano a piovere sonore bocciature sul regolamento dell'Avvocatura comunale approvato dalla giunta municipale di Latina con delibera dell'11 aprile 2019 e redatto su indirizzo politico di sindaco e vicesindaco e su proposta della direttrice generale Rosa Iovinella. Dopo la censura della Funzione pubblica della Cgil ora è l'UNAEP Lazio (l'Unione nazionale degli Avvocati degli enti pubblici) a chiedere una revisione di alcuni punti evidenziando «disposizioni contrastanti con la vigente legge forense soprattutto per ciò che concerne lo status giuridico ed economico degli avvocati degli enti pubblici iscritti all'elenco speciale annesso all'albo». L'articolo contestato è il numero dieci del regolamento che prevede norme riguardanti l'accesso agli atti defensionali, ai pareri legali e alla corrispondenza informativa dell'Avvocatura. In sostanza si prevede di limitare l'accesso agli atti a terzi e ai consiglieri comunali solo in casi specifici «allorché sia necessario tutelare la riservatezza delle procedure contenziose o pre-contenziose curate dagli Uffici Comunali» e «ogni qualvolta la loro conoscenza o divulgazione possa compromettere la riservatezza di terzi, persone, gruppi ed imprese». In tutti gli altri casi i pareri legali possono essere oggetto di accesso e la segretaria regionale dell'Unaep Annamaria Rak allerta proprio su questa eventualità ricordando che sia la legge che le direttive Anac sull'accesso civico generalizzato ritengono coperti dal segreto professionali tutti i pareri legali che attengono al diritto di difesa in un contenzioso. «E' necessario – scrive il sindacato – evitare disposizioni che operino ogni commistione di ruoli così come è necessario evidenziare l'indipendenza dell'Avvocatura, servizio per legge diverso da tutti gli altri» L'Unaep chiede un riesame congiunto del regolamento e una verifica della sua coerenza e della specificità sia del personale togato che del personale non togato con le norme, una critica affilata che affonda in una ferita già aperta. L'altro punto contestato infatti, sia dai sindacati che dalla politica, era stato quello di sdoganare il ricorso ad incarichi esterni. L'articolo 3 del regolamento limita infatti per la prima volta l'esclusività dell'avvocatura interna introducendo la possibilità di incarico ad esterni, pratica non presente nei 22 articoli del regolamento approvato nel 2011 dal commissario Nardone. In caso di una "peculiare complessità della controversia" o di "eccessivo carico di lavoro" il sindaco, previa autorizzazione della giunta, può decidere di ricorrere ad un avvocato esterno, ma come si stabilisca che ci si trovi davanti a una "peculiare complessità" o a un "eccessivo carico di lavoro", è un interrogativo lasciato nel campo vasto della discrezionalità.