Quando arrivano negli scatoloni nessuno fa più caso a quanto valgono le schede elettorali, tasselli della democrazia, insostituibili e intoccabili. Un vecchio e lucido tipografo racconta da dove vengono. Perché c'è stato un tempo in cui lui le stampava, anzi le creava in una tipografia del capoluogo controllata a vista 24 ore su 24 dalla polizia per timore di attentati e perché quelle schede erano un bene prezioso, granelli pulsanti in un Paese fondato sulla Costituzione. «Per molti anni sono stato uno dei responsabili dell'organizzazione di tutte le elezioni della provincia di Latina. - dice Vittorio Manzolli, oggi edicolante ma a lungo tipografo e prima ancora linotipista - La tipografia Ferrazza, per cui lavoravo, curava la stampa delle schede elettorali delle elezioni comunali e provinciali, nonché quella della Camera e del Senato e dei vari referendum. Il tutto veniva svolto con la supervisione della Prefettura. Durante quel periodo di intenso lavoro il clima era anche abbastanza teso perché la stampa delle schede era un'operazione delicata e infatti si svolgeva sotto la tutela diurna e notturna della polizia in quanto c'era il timore di attentati».