L'ordinanza porta la data dell'8 ottobre ed è firmata dal sindaco Damiano Coletta al fine di prevenire e di eliminare «gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana». Si tratta dell'atto che ordina a Massimo Riccardo, legale rappresentante della Costruzioni Generali, di mettere in sicurezza il cantiere di via Quarto, un'area in stato di abbandono a pochi passi da una delle scuole più popolose della città e oggi divenuto causa di potenziale pericolo a causa di una recinzione instabile che ormai occupa parte del marciapiede. Stessa modalità e stesso provvedimento che riguardò un'altra incompiuta edilizia nota, quella del cantiere della palazzina Malvaso di borgo Piave, ennesimo simbolo dell'urbanistica malata di questo territorio che ha reso praticabile l'idea di pianificare continuando ad usare un Prg già chiuso e superato, e che ha creato ripercussioni politiche, economiche, sociali e giudiziarie ancora irrisolte. Una semplice ordinanza che però certifica e conferma, come se ci fosse bisogno di una ulteriore prova, quello stato di abbandono che ormai nutre ogni angolo di città. Perché a Latina siamo condannati agli scheletri, li abbiamo nel Dna, come quelle tare che si ereditano e restano incollate ad una storia che si tramanda come fosse un destino segnato.

Il palazzo simbolo dell'abbandono
Basta guardare, in pieno centro storico, lo scheletro del Key a delineare uno skyline di città i cui sindaci, ormai, non provano nemmeno più ad immaginare panorami diversi. Realizzato negli anni Sessanta e mai ultimato, simbolo di un affare immobiliare mai chiarito e di una richiesta di un cambio di destinazione d'uso che non poteva essere accolta perché non c'erano gli spazi adeguati al numero di parcheggi richiesti per legge, oggi è troppo vecchio e aggredito dalle intemperie, forse pericoloso. Qui mentre la politica ha immaginato scenari dal sapore grottesco (come l'idea della consigliera Aramini di farne un giardino verticale) e mentre i servizi rimasti hanno traslocato (la filiale Unicredit) il Comune si è limitato a chiedere alla proprietà una certificazione sullo stato dell'immobile, per problemi di staticità che potrebbe mettere a rischio il quartiere.

I buchi neri dell'edilizia
Una semplice presa d'atto dell'esistente senza alcuna volontà di immaginare, e di provare a fare, qualcosa di diverso, un copione simile anche per i casi urbanistici lasciati a metà che stagnano da quattro anni. Sull'R3 e su Borgo Piave le questioni più scabrose: l'R3 al centro del pasticcio dello stadio (con la tribuna ancora chiusa) e con due buchi neri all'attivo, i cantieri bloccati da tre anni di via Quarto e di via Ombrone, altri scheletri di costruzioni mai riprese e finite nel gorgo dei ricorsi e controricorsi giudiziari e il Ppe Borgo Piave invece legato alla lottizzazione abusiva contestata dalla Procura per la variante Malvaso. In questi tre anni l'amministrazione Coletta ha partorito il topolino, una delibera di indirizzo per mettere mano ai piani senza pretese e senza concretezza. Come ciò sarà possibile lo stabilirà l'ufficio di piano, che va avanti a passo di formica mentre costruttori, acquirenti, imprenditori e famiglie convivono ormai con l'incertezza e con cause giudiziarie ingenti.
Ma andando più indietro nel tempo gli esempi di sperperi rimasti a simboleggiare l'utilizzo sbagliato di fondi pubblici nel ventennio del centrodestra non fanno che aumentare come la cittadella giudiziaria, l'Intermodale, l'Slm o le Terme di Fogliano, ormai ruderi sulle tracce di investimenti persi per strada. La stessa cittadella ha avuto destino simile a quello dei cantieri edilizi dei costruttori. Il cantiere di quella che doveva essere la nuova Procura, la cittadella giudiziaria, si è vista intimare la stessa ordinanza di messa in sicurezza dei luoghi e più che sede potenziale della giustizia e della sicurezza è diventata il luogo del pericolo, della mancanza di decoro e di alti rischi per il contesto che la circonda. Qui al danno si aggiunge la beffa di una sede non destinata a pochi privati, ma utile per la collettività. Nonostante la notizia recente di un finanziamento da 2 milioni del Ministero della Giustizia i tempi rischiano di prolungare l'agonia dell'abbondante decennio già passato. Ordinanza su ordinanza, il Comune fa il suo come un notaio diligente, mentre la città si spegne senza soluzione di continuità. E senza che i suoi amministratori sappiano pensare ad una direzione diversa e a obiettivi e visioni di crescita che prendano il posto di questi cantieri.