La parola lavoro mai come in questo momento rischia di non essere più associata al mondo dell'edilizia. Considerando i numeri snocciolati martedì da Ance Latina durante il convegno sugli appalti pubblici, la fiscalità e gli investimenti locali, il futuro di questo settore sembra essere praticamente compromesso. "E se approveranno soprattutto l'articolo 4 del dl fiscale – ha tuonato il presidente del sodalizio dei costruttori edili di Unindustria, Pierantonio Palluzzi – molte imprese chiuderanno alla fine di gennaio". Da qui l'appello ai parlamentari del territorio ma a tutte le forze politiche nazionali: "Mettete mano alla discussione, intervenite subito altrimenti la normativa che prevede che il sostituto di imposta sia il committente dei lavori, rischia di schiacciare migliaia di imprese". Palluzzi ha aperto il suo intervento mettendo da parte le slide e il discorso che si era preparato per l'occasione e puntando il dito, sottolineando gli argomenti che in questo momento sono fonte di problemi, preoccupazioni e drammi di molti imprenditori del settore, degli oltre cinquemila lavoratori che negli ultimi dieci anni hanno perso il posto solo in terra pontina. "Il titolo della mia relazione era una domanda: l'edilizia è morta o c'è ancora una speranza? La risposta – ha affermato Palluzzi rivolgendosi al direttore di Latina Oggi, Alessandro Panigutti che moderava l'incontro – è semplice: l'edilizia non è morta perché ci siamo ancora noi a testimoniarlo ma non è messa bene. Se mi chiedete se c'è una speranza, la risposta è no. Molti mi chiedono quale sia lo stato di salute della prima industria di questo Paese ma non si chiedono le ragioni per la quale viene screditata, accusata, non viene tutelata se non da chi, come Ance e molte altre associazioni di categoria o ordini professionali, cercano di raccontare la situazione reale in cui versa questo settore da ormai troppo tempo". Palluzzi ha snocciolato numeri di cui parla da tempo: "L'edilizia – ha detto - ha perso 620mila posti di lavoro negli ultimi dieci anni. L'alternativa quale è stata? Quella di continuare a gravare il nostro settore di burocrazia, di fiscalità, ogni tanto qualcuno ha inventato qualche bonus che ok, sono importanti, ma non sono la soluzione. Questo è un Paese fatto di tasse, fiscalità e dei contentini. Noi vogliamo un Paese fatto di semplicità, poca burocrazia e che lasci fare chi ha voglia di fare, sempre nel rispetto delle regole. Purché non siano troppe e poco chiare perché quando questo accade, beh, emergono solo i furbi". Palluzzi ha parlato a lungo della sua esperienza personale come imprenditore ("non lavoro in provincia di Latina ma posso dirvi, come presidente di Ance, che la spesa in conto capitale degli enti pubblici pontini è scesa di sessanta punti negli ultimi dieci anni. Sessanta".) e dei fondi pubblici, magari europei, che non vengono investiti. Poi il rinnovato impegno dell'associazione sul territorio proprio attraverso queste iniziative o il Corso di Alta Formazione organizzato con la Sapienza e a cui hanno partecipato molti tecnici, professionisti, imprenditori e rappresentanti della pubblica amministrazione. Di livello anche gli altri relatori. A cominciare dai rappresentanti di Ance nazionale, Romain Bocognani e Marco Zandonà, per finire con l'intervento del professor Arturo Cancrini: "Lo sbloccacantieri ha tentato di risolvere i nodi che dal codice del 2016 e derivano e forse la novità più grossa è proprio l'emanazione del regolamento che prenderà il posto delle linee guida dell'Anac. E' una riforma importante perché dovrebbe dare agli operatori del settore l'opportunità di avere un testo unico su tutti i comportamenti da tenere dal momento dell'aggiudicazione al collaudo di un'opera. Mi auguro – ha aggiunto Cancrini – che lo sbloccacantieri aiuti a recuperare parte dei posti di lavoro persi. Il settore è difronte a una crisi di sistema, molte sono le imprese fallite, perché se non si fa qualcosa di concreto i prossimi anni saranno come questi. Il legislatore sta lavorando per modificare il codice che è una delle cause di questo malessere delle imprese ma bisogna forse agire sul regime delle responsabilità di chi opera nella pubblica amministrazione perché molti provvedimenti potrebbero essere assunti ma non vengono assunti per le preoccupazioni che i responsabili del procedimento hanno in questi momenti".