Si moltiplicano i furti denunciati ai carabinieri di Sezze, ma dopo l’ondata delle sottrazioni in appartamento e quella delle sparizioni di auto, stavolta la tipologia di reato è particolare: i furti denunciati riguardano i carciofi. Da un certo punto di vista si tratta di una tradizione che prosegue. Fino agli anni ’70, quando nella pianura setina gli ettari piantati con il prelibato fiore commestibile erano centinaia, i coltivatori erano soliti trascorrere le notti nelle capanne per sorvegliare il raccolto e impedire sottrazioni. Oggi che la superfice dedicata alla coltivazione dei carciofi si è drasticamente ridotta, l’usanza di dormire accanto ai carciofi si è persa, quella di rubarli no; con tutti i suoi risvolti negativi. La coltivazione del carciofo, negli anni, ha subito una contrazione irreversibile proprio perché non redditizia. Subire furti del genere non fa che infliggere colpi durissimi a quei pochi agricoltori che mantengono ancora viva la coltivazione di un prodotto di qualità. I furti avvengono - spesso - di notte e chi ruba non va molto per il sottile; insieme al frutto primo padre, danneggia spesso anche la pianta, impedendole di portare ulteriori frutti. I furti in questo periodo, poi, spesso privano i produttori delle primizie, ovvero gli unici prodotti che permettono loro un guadagno decente. Dovendo attendere la produzione a regime, con l’arrivo sul mercato di prodotti ibridi e di dubbia provenienza, i prezzi crollano, abbattendo il margine di guadagno del produttore stesso. Il tutto a circa un mese dalla Sagra del Carciofo in cui con il marchio di Denominazione comunale, l’amministrazione cerca di proteggere il prodotto locale.