Ci sono voluti sette anni, decreti ingiuntivi, processi, incontri e trattative, a volte soltanto per avere uno o due stipendi, emolumenti, insomma, il frutto del loro lavoro. Si è conclusa nei giorni scorsi con un accordo bonario l’odissea che 34 donne, tutte ex lavoratrici della cooperativa Insieme, società che si occupava di svolgere mansioni inerenti i servizi sociali, hanno vissuto per vedersi riconoscere le contribuzioni spettanti. L’organo straordinario di liquidazione ha trovato un accordo con l’avvocato Giuseppe Bortone, che rappresenta le educatrici, che ha consentito di liquidare almeno una parte del dovuto. Le donne erano tutte assunte dalla cooperativa Insieme, la quale a sua volta faceva parte della galassia del consorzio Parsifal, che con il Comune aveva vinto un appalto di diversi milioni di euro. Quando l’allora giunta Nardi, nel 2009, decise di rompere con le cooperative, senza peraltro pagare i debiti pregressi, la Insieme andò in liquidazione e come lei anche altre realtà. Risultato, lavoratori e lavoratrici sono rimasti con le spettanze da ricevere dalle cooperative, le cooperative dal consorzio e il consorzio dal Comune. Gli strascichi si trascinano fino ad oggi. Con un accordo lungo e articolato, l’organo di liquidazione ha infatti proposto di pagare 129 mila 647 euro comprensivi di interessi (ecurati dai soldi eventualmente già versati dalla liquidazione della cooperativa) e il 45% delle spese legali relative a tutti i singoli processi. Le ex lavoratrici sono state costrette ad accettare, così come è stato costretto ad accettare il consorzio Parsial, pur andando a perdere buona parte del credito che vantava con il Comune. I commissari liquidatori del dissesto, infatti, hanno il compito di chiudere preliminarmente un accordo bonario con i creditori, al fine di chiudere ogni pretesa.

Ora l’accordo andrà firmato da tutte le parti in causa. Ma il debito con gli operatori del sociale resta una delle pagine più brutte che il Comune di Terracina ha scritto nella sua storia recente. E non perché l'amministrazione comunale allora guidata dal sindaco Stefano Nardi non avesse il diritto di cambiare il modello di gestione (istituendo l'Azienda speciale), ma perché il cambio fu realizzato in modo maldestro, improvviso, con le cooperative del consorzio tutte in attesa che il Comune saldasse i suoi debiti. L'ente chiuse tutte le porte, strinse i cordoni della borsa e, di fatto, causò la liquidazione di molte cooperative che si reggevano proprio sugli appalti del Comune. Iniziarono i decreti ingiuntivi da parte dei dipendenti delle cooperative, i ricorsi del consorzio Parsifal, i licenziamenti, le disoccupazioni. Quando, nel 2011, il Comune andò in dissesto finanziario iniziò un altro calvario: trattare con un organo liquidatore. Un momento buio per il welfare cittadino, forse dimenticato troppo in fretta.