Il caso
08.03.2026 - 20:30
Nicola Procaccini (Fratelli d'Italia)
«Benvenuti a Terracina. Vi racconto una storia vera». Comincia così il video pubblicato sui social da Nicola Procaccini, oggi parlamentare europeo di Fratelli d’Italia e per otto anni sindaco della città pontina. Un racconto lungo e personale, che prende spunto dal dibattito sulla riforma della giustizia e dal tema dei referendum per tornare su una delle vicende giudiziarie e politiche più clamorose degli ultimi anni nel territorio pontino: l’inchiesta “Free Beach” che nel 2022 portò all’arresto della sindaca Roberta Tintari e al commissariamento del Comune di Terracina. Nel video, diffuso sui suoi canali social, Procaccini ripercorre passo dopo passo quella stagione, intrecciando il racconto politico con quello umano. Una storia che, nelle sue parole, «ha cambiato la vita di decine di persone».
Procaccini ricorda innanzitutto la fase politica precedente all’inchiesta. Dopo otto anni alla guida del Comune di Terracina, nel 2019 viene eletto al Parlamento europeo e lascia la carica di sindaco. A succedergli è la sua vice, Roberta Tintari, che diventa poi la prima donna sindaco nella storia della città. «Una persona perbene, impegnata nel sociale, responsabile dell’Azione cattolica», racconta l’eurodeputato nel video. Una storia che, nelle sue parole, sembrava rappresentare una normale e positiva continuità amministrativa. Poi arriva l’alba del giorno che, secondo Procaccini, cambia tutto.
Poche settimane prima delle elezioni politiche del 2022 scatta la maxi operazione giudiziaria denominata Free Beach. All’alba, ricorda Procaccini, la sindaca Tintari viene arrestata e posta ai domiciliari insieme al presidente del consiglio comunale e ad alcuni assessori. Le accuse contestate a vario titolo sono corruzione, turbativa d’asta e falso. L’inchiesta coinvolge decine di persone tra amministratori, dirigenti comunali, imprenditori e professionisti. Anche lo stesso Procaccini finisce tra gli indagati. «Io non vengo arrestato, ma vengo accusato di reati che prevedono fino a dodici anni di carcere», racconta. «Nel giro di poche ore un’amministrazione eletta democraticamente cade, il sindaco si dimette e la città viene commissariata». Un terremoto politico che segna profondamente la vita amministrativa della città e che, secondo l’eurodeputato, trascina molte persone «in una gogna mediatica».
Il punto centrale del racconto riguarda ciò che è accaduto dopo. Procaccini sottolinea come, a distanza di quasi quattro anni dall’avvio dell’indagine, la vicenda non sia ancora arrivata a processo. «Sapete quante udienze si sono celebrate? Zero. Nemmeno un processo è stato disposto», afferma nel video. Nel frattempo, ricorda, i giudici del Riesame e la Corte di Cassazione hanno progressivamente revocato le misure cautelari adottate all’inizio dell’inchiesta. «Non si sono limitati a dire che gli arresti non erano giustificati – sostiene Procaccini – ma hanno smontato l’impianto accusatorio». Secondo l’ex sindaco, diversi ricorsi presentati dagli indagati avrebbero portato a decisioni analoghe da parte dei tribunali.
Nel suo intervento, Procaccini insiste molto sulle conseguenze personali delle indagini giudiziarie. «Anche se alla fine vieni scagionato, l’arresto o l’indagine sono già una condanna», sostiene. «Quando finisci dentro un incubo del genere qualcosa dentro di te cambia per sempre». L’europarlamentare parla di reputazioni compromesse, carriere danneggiate e famiglie coinvolte in un clima di incertezza. «Chi passa attraverso queste vicende – dice – non torna mai alla vita di prima». Secondo Procaccini, molti degli indagati dell’inchiesta non avrebbero ancora ottenuto una formale archiviazione e continuerebbero a vivere nell’attesa di possibili sviluppi giudiziari.
Nel video Procaccini entra anche nel merito delle accuse che lo riguardavano. In particolare ricorda due contestazioni: tentata turbativa d’asta e concussione. La prima, spiega, riguardava un contributo da 40mila euro per il servizio di salvataggio in mare. «Un contributo che non è mai stato assegnato e che comunque era sotto la soglia prevista per gli affidamenti diretti», sostiene. La seconda accusa riguardava invece un presunto intervento su una dipendente comunale per l’autorizzazione di giochi gonfiabili in mare. Secondo Procaccini, l’errore sarebbe stato ancora più evidente. «Mi contestavano di non essere più sindaco quando sarei intervenuto, ma io lo ero ancora. Bastava controllare la data della fine del mio mandato». La sua posizione verrà poi archiviata. E qui il racconto entra nel vivo: <Nel frattempo succede un fatto politico nuovo. Il mio partito vince le elezioni e nasce il governo Meloni. Poco dopo, finalmente, il mio avvocato mi dice "La giudice è pronta ad archiviare, ma dice che prima devi parlare con il sostituto procuratore, cioè il PM a capo dell'inchiesta". Una richiesta piuttosto singolare perché in teoria il pubblico Ministero e il giudice hanno funzioni completamente separate in teoria. Comunque incontro questo magistrato è molto gentile, è molto affabile. Non parliamo dell'inchiesta, parliamo di politica. Mi fa intendere di avere una certa simpatia per i nostri colori. Mi racconta di essersi candidato al CSM. A un certo punto mi mostra persino un riconoscimento dato, credo, a suo nonno, da Benito Mussolini. Ci salutiamo cordialmente il giorno dopo. La giudice archivia la mia posizione>.
Nel racconto dell’eurodeputato compare anche un altro episodio destinato a far discutere: l’arresto per corruzione della giudice che aveva firmato la sua archiviazione, ovvero Giorgia Castriota. Procaccini ricorda che, secondo gli atti dell’inchiesta, sarebbero emersi rapporti tra la magistrata e il pubblico ministero titolare dell’indagine. Nel video cita anche un episodio che definisce «surreale»: la scomparsa del telefono cellulare della giudice poco prima del suo interrogatorio. «La sua risposta – racconta – è stata che lo aveva mangiato il cane». Un dettaglio che Procaccini utilizza come chiusura ironica del suo racconto: «Ho imparato una cosa da questa storia: ai cani fa male mangiare i telefonini».
Al di là del tono ironico finale, il messaggio politico del video è chiaro. Procaccini utilizza la vicenda per sostenere la necessità di riformare il sistema giudiziario. «La giustizia deve essere indipendente – afferma – ma deve essere anche responsabile». Secondo l’eurodeputato, dietro ogni errore giudiziario ci sono «persone vere, famiglie vere e vite vere». Nel frattempo, a distanza di anni da quell’alba che scosse la città, la vicenda giudiziaria legata all’inchiesta Free Beach resta ancora aperta sul piano processuale.
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