Secondo i giudici del Tar di Latina per la realizzazione di un impianto di allevamento di cozze davanti alla costa di Terracina non sussiste alcun pericolo di danno grave e irreparabile. Almeno fin qui, perché la Regione ha autorizzato una semplice occupazione anticipata ai fini della sperimentazione per la classificazione delle acque. In altre parole, non si tratta di un titolo concessorio vero e proprio. Quindi i timori manifestati dal Comune, che si era opposto all’atto regionale, per adesso non sono sufficienti a giustificare misure cautelari. Questo hanno stabilito nell’udienza dello scorso 15 dicembre i giudici del Tar, chiamati a pronunciarsi sulla nota questione dell’impianto di mitilicoltura. I giudici non ravvedono pericoli, così come invece sostenuto dal Comune sia per motivi ambientali che per l’economia turistica e del settore ittico. Il Tar ha quindi respinto l’istanza di misura cautelare, condannato il Comune a pagare le spese legali e inviato gli atti a Roma, vista l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla Regione Lazio che sostiene la competenza della sede del tribunale della capitale. La notizia ha lasciato perplessi i responsabili di Legambiente che fin dal primo momento si sono schierati al fianco del Comune. L’associazione con il circolo cittadino “Pisco montano” ha anche supportato l’azione legale dell’ente, mettendo a disposizione gli avvocati del proprio centro di azione giuridica. «Siamo sorpresi dall’ordinanza del Tar di Latina - afferma il responsabile scientifico del circolo Legambiente di Terracina, Gabriele Subiaco - ma confidiamo nel giudizio di merito».