La strategia è quella impiegata, molte volte con successo, per adescare le proprie vittime sui social e trascinarle in videochat erotiche. Dopodiché scatta il ricatto: o paghi o pubblico tutto sul web. È successo a un uomo di Terracina che nei giorni scorsi è stato “agganciato” da una donna che, dopo alcuni messaggi, ha tentato di far compromettere il suo interlocutore. Messaggi erotici, frasi spinte, insomma ce n’era abbastanza per fermare tutto e far scattare la trappola. Al momento che ha ritenuto opportuno, la donna ha chiesto il pagamento. È evidente che per adescare le sue vittime abbia utilizzato nomi falsi per non far riconoscere la propria identità. Altrimenti i contenuti di quelle conversazioni sarebbero stati resi pubblici. 

Il più classico dei ricatti hard, insomma. La vittima, scoperto il raggiro, si è riservato di sporgere denuncia. Del resto di casi del genere se ne registrano parecchi. Non sono mancate negli ultimi mesi segnalazioni di frodi informatiche che hanno seguito lo stesso procedimento. Tuttavia le ricerche non sono semplici: per compiere queste azioni ci si “appoggia” a portali online con dominio straniero ed è difficile per gli investigatori risalire all’identità dei responsabili.